
Boguchanskaya: diga in costruzione (Credits: AP Photo/Mitya Aleshkovsky)
La diga di Boguchanskaya, nella Siberia orientale, è larga tre chilometri e alta ottanta metri. Un bacino idroelettrico che, appena entrerà in funzione, ipoteticamente entro aprile 2012, dovrebbe essere in grado di produrre nientemeno che 17 miliardi di kilowattora in un anno, che andando ad aggiungersi alla capacità degli altri tre impianti che sono già stati costruiti lungo il corso del fiume Angara all’altezza di Irkutsk, Bratsk e Ust-Ilimsk, permetteranno alla Siberia di avere a disposizione una enorme quantità di energia da esportare.
Ecco perché l’investitore miliardario Oleg Deripaska ha deciso di co-finanziare la costruzione dell’impianto di Boguchanskaya, certo che non appena sarà disponibile l’energia sarà facilissimo venderla semplicemente bussando alla porta del principale importatore d’Oriente: la Repubblica popolare. Poco importa se per completare i lavori sarà necessario far trasferire con la forza chi ancora risiede nei villaggi per i quali è stata prevista la demolizione perché potrebbero intralciare il lavoro delle turbine. Per Mosca è molto più importante tener fede alla promessa fatta a Pechino: riuscire a venderle 60 miliardi di kwh all’anno entro il 2020.
In questo modo, spiegano gli economisti, il Pil delle regioni siberiane dovrebbe triplicare in massimo 15 anni. E agli ambientalisti che criticano il progetto di Boguchanskaya sottolineando che già le altre dighe costruite lungo il corso dell’Angara hanno rovinato l’ecosistema regionale -si sono formate alcune paludi, molti alberi rimasti sommersi sono morti, e persino la composizione chimica dell’acqua è cambiata, chi sostiene l’utilità della nuova diga risponde mettendo in evidenza che vendendo energia idroelettrica alla Cina la Russia contribuirà a salvare il pianeta dalle conseguenze delle eccessive emissioni di gas serra della stessa Repubblica popolare.
Ma è evidente che gli interessi che ruotano attorno a Boguchanskaya sono essenzialmente economici. Del resto, nel corso del più recente incontro al vertice tra i rappresentanti di Mosca e Pechino, organizzato a margine del Summit della Shanghai Cooperation Organization della scorsa settimana, i leader dei due paesi hanno ribadito l’importanza di “consolidare una partenship strategica orientata a garantile la pace e la stabilità internazionale e la crescita economica bilaterale“. Non solo: Cina e Russia si sono impegnate ad aumentare l’interscambio dai 70 miliardi di dollari attuali a 100 entro il 2015, per raggiungere i 150 nel 2020. Un obiettivo certamente ambizioso, ma che il progetto di Boguchanskaya permetterà di concretizzare prima del previsto.
- Lunedì 20 Giugno 2011
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Commenti
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Il 20 Giugno 2011 alle 16:21 indigesto ha scritto:
Comunque la si voglia intendere, gentile Professoressa, è questo un esempio di politica energetica intelligente. La partita degli ambientalisti è una partita persa in partenza, poichè l’umanità avrà sempre più bisogno di energia, e da qualche parte bisognerà pur tirarla fuori. Il guaio è che la partita è lunga e questi signori qualche mano la vincono pure, arricchendosi e traendone vantaggi polici di non poco conto, proponendo fonti alternative nemmeno sufficienti per l’uso domestico (ad altissimi costi, ben s’intende) ma trascurando del tutto il bisogno di energia dell’industria. Industria che, in carenza di energia, sarà costretta a morire e delocare. Ci basterà, e parlo di noi, vedere gli altri come crescono e raccoglierne qualche briciola, finchè non saremo sommersi dalla povertà, di quelle irreversibili. Ma sarà questa povertà il miglior brodo di cultura per vecchie ideologie. Ne saranno felici in pochi. Un pò meno gli ambientalisti da strapazzo, che verranno spazzati dai regimi che ne verranno da tuttoquesto. Saluti.
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