Ma l’Italia è a rischio Grecia o no?

L'home page del sito italiano dell'agenzia di rating Moody's (MATTEO BAZZI / PAL)

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La domanda alla fine è sempre solo una: anche Roma, dato il suo enorme debito pubblico, rischia un crac simile a quello di Atene? Già perché i messaggi in arrivo in questi ultimi giorni da Bruxelles e dall’altra sponda dell’Atlantico sono contrastanti.

Prendete il presidente dell’Eurogruppo, Jean - Paul Juncker: sabato ha detto che la crisi del debito greco potrebbe contagiare non solo Irlanda e Portogallo, ma anche l’Italia e il Belgio, che hanno un livello del debito alto, prima di estendersi in Spagna. Poi ieri ha corretto il tiro, assicurando che il nostro paese non «sarebbe in pericolo». «Ho solo voluto mettere in guardia contro azioni imprudenti che possano scatenare reazioni irrazionali da parte dei mercati», si è giustificato Juncker. L’Italia è infatti un paese a libertà vigilata. In politica economica è per molti aspetti una succursale di Bruxelles: da quando c’è l’euro, i margini di manovra non sono poi così ampi.

Inoltre, nei mercati obbligazionari (dove viaggiano i titoli di Stato che costituiscono il nostro enorme debito pubblico) a farla da padrone sono tre agenzie di rating statunitensi, che emettono un giudizio sul rischio di insolvenza di un paese. Lo scorso mese è stata Standard’s and Poor a bocciare l’Italia. Ora anche Moody’s ha tirato fuori  il cartellino giallo: venerdì ha messo sotto osservazione il nostro debito sovrano, in vista di una possibile sforbiciata del rating, che comunque è alto, di qualità più che buona (Aa2); e ieri, come diretta conseguenza della decisione della scorsa settimana, sono finiti sotto la sua lente anche i conti degli enti locali (23 fra regioni, province e città italiane) e delle principali società pubbliche: Eni, Enel, Finmeccanica, Poste e Terna. Un colpo che ha fatto chiudere in rosso Piazza Affari in avvio di settimana, lasciando sul terreno un sostanzioso 2%.

Commenti

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Il 23 Giugno 2011 alle 19:42 pv21 ha scritto:

Masquerade >

ENFATIZZARE il “rigore” di Tremonti può servire solo a smorzare gli “appetiti” della speculazione internazionale.

Tremonti è Ministro di Economia e Finanze.
Con la crisi la sua “creatività” ha partorito prima lo “scudo” fiscale, poi il condono delle case “fantasma” e poi le “ganasce” di Equitalia.
Sue sono le sentenze del tipo “sono i numeri a dettare la politica” oppure “tenere i conti in ordine non è ragioneria”.
Sua è stata la politica dei tagli “lineari”.

Dal 2008 il nostro Debito pubblico è aumentato di quasi 290 miliardi mentre il tasso di crescita della nostra economia non arriva a metà della media europea.
Ancora nel 2010 l’evasione fiscale è salita dell’11%. A luglio ci sarà un “aggiustamento” da 3-5 miliardi e la Bce insiste per una ulteriore “cura” da 40 miliardi.

Tremonti ci chiede di “trovargli 80 miliardi” per fare una “vera” riforma fiscale.
In gioco non c’è solo il riequilibrio del bilancio.
Dove e come trovare le risorse è fare “equità sociale”.
Dove e come tagliare è “dare il passo” all’economia.

Non è più tempo per le ‘performances’ da teatrino di PANTOMIMA E RIMPIATTINO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html

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