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Borsa di Milano in una foto d’archivio (Ansa)
La temibile lente di Moody’s mette sotto esame le aziende pubbliche italiane, ma anche 23 fra regioni, province e città. Dopo la prima mossa di venerdì scorso, con il debito sovrano italiano messo sotto osservazione per un possibile declassamento dall’attuale Aa2, ieri sera l’agenzia di valutazione del credito americana ha rincarato la dose.
Luci puntate sui rating delle principali società pubbliche nazionali, Enel, Eni Finmeccanica, Poste e Terna, ma anche sulle regioni Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana Umbria e Veneto, le province Trento e Bolzano, Arezzo, Bologna, Firenze, Genova, Milano e Torino. I comuni sono Bologna, Milano, Siena e Venezia. Interessate alla revisione anche la Cassa del Trentino e Finlombarda.
A motivare gli occhi puntanti contro sono, come si legge nella nota di Moody’s, “le sfide per la crescita, date le debolezze macroeconomiche strutturali e il possibile aumento nel tempo dei tassi di interesse; i rischi nell’attuazione dei piani di risanamento che sono richiesti per ridurre lo stock del debito italiano; i rischi posti dal cambiamento delle condizioni di finanziamento per i paesi europei con alti livelli di debito”.
“La nostra azione riconosce i legami fra lo stato e i governi regionali e locali” mette in evidenza Moody’s. “In Italia, il settore pubblico locale rappresenta il 30% delle spese del governo e dovrà contribuire agli sforzi per raggiungere gli obiettivi di bilancio”. L’agenzia osserva che i governi regionali e locali hanno navigato “la crisi senza un significativo deterioramento dei conti. Comunque non sono immuni dalle condizioni del credito sovrano e potrebbero essere esposti, a vari gradi, alle condizioni macroeconomiche del Paese”.
Inevitabili gli immediati riflessi sulle Borse europee di ieri, dove già pesava l’impasse sugli aiuti alla Grecia, ma che tuttavia nel finale di seduta sono riuscite a limare i danni. Milano si è aggiudicata la maglia nera lasciando sul terreno un sostanzioso 2% mentre Londra ha chiuso in calo dello 0,38%, Francoforte dello 0,19% e Parigi dello 0,63%. Meglio di Piazza Affari anche la Borsa di Atene, che alla fine ha perso l’1,96%.
Una boccata d’ossigeno arriva però dalle parole del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, lo stesso che solo tre giorni fa ci aveva invece stretto un po’ troppo al collo la cravatta (alla vigilia dell’attesissima riunione a Lussemburgo dei ministri delle Finanze, era stata riportata la sua dichiarazione: “il fallimento della Grecia potrebbe contagiare Portogallo e Irlanda”, ma anche “il Belgio e l’Italia, prima della Spagna”).
L’Italia “non è in pericolo”, rassicura ora Juncker. “Non ho mai detto che domani l’Italia o il Belgio debbano tremare” ha puntualizzato il premier lussemburghese. “Volevo solo mettere in guardia contro azioni imprudenti (il riferimento era all’idea di un coinvolgimento forzoso dei creditori privati nella risoluzione della crisi greca, ndr) che potrebbero provocare la reazione irrazionale dei mercati”.
Dalle sue pagine il Financial Times, nell’augurarci un “buon compleanno Italia” che sa un po’ d’ironia, sostiene che “il 150° anniversario della fondazione della repubblica, purtroppo, è probabile che sia segnato da un peggioramento del rating sovrano”. E ancora: “La politica italiana è senza dubbio scoraggiante, ma il rischio più grande è la stagnazione non il caos“.
Sempre sulle colonne del famoso giornale britannico, il professor Edward Altamn della Stern University e Maurizio Esentato di Classis Capital sostengono: “Alcuni analisti pensano che la Spagna sia l’ultimo bastione per la sopravvivenza dell’euro. Noi non siano di questo avviso. Siamo convinti che la battaglia finale sarà combattuta sulle rive pittoresche d’Italia, e Roma ne uscirà o come l’eroe o come il cattivo”.
- Martedì 21 Giugno 2011
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