
Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà nel corso della relazione annuale del 21 giugno 2011 alla Sala della Lupa a Montecitorio (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
«È dovere dell’Antitrust ricordare che le libertà economiche hanno assicurato prosperità in Europa per oltre un cinquantennio e costituiscono
un pilastro indispensabile per una crescita sostenibile e inclusiva. Il solco da seguire resta quello dei valori comunitari riaffermati nel Trattato sull’Unione: promuovere lo sviluppo attraverso un’economia sociale di mercato fortemente competitiva». Così il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà nella sua relazione annuale a Montecitorio (qui il testo completo e la relazione sull’attività svolta nel 2010) ha voluto ricordare i compiti dell’Authority per la concorrenza, introdotta solo nel 1990 in Italia. Ma passati vent’anni, il mercato italiano è oggi davvero competitivo?
Da quando si è insediato alla guida dell’Antitrust nel 2005 (il suo mandato scadrà il prossimo marzo), ha ricordato Catricalà, molti settori che erano monopoli di Stato - e di fatto rimasti tali anche dopo le liberalizzazioni degli anni ‘90 - si sono via via aperti alla concorrenza dei privati. Il presidente ha ricordato gli ultimi passi: l’ingresso in Italia degli operatori mobili virtuali; la concessione di licenze per la produzione di principi attivi da destinare alle imprese farmaceutiche genericiste; il potenziamento della distribuzione dei carburanti self service con il conseguente aumento degli sconti; lo sviluppo della capacità di stoccaggio e la cessione di gas a operatori diversi da Eni. Ma in altri ambiti siamo sotanzialmente fermi a vent’anni fa. Soprattutto sul versante delle reti infrastrutturali, ancora parzialmente protette: «Su chi le possiede in esclusiva grava una speciale responsabilità, ma i monopolisti danno l’impressione di volerla eludere», ha detto Catricalà. Si riferiva ai presunti abusi di posizione dominante contestati al Gruppo Ferrovie, a Telecom (due) e a Poste Italiane (due).
Poi c’è il problema dei trasporti (ferrovie, aeroporti e autostrade), dove si fa sentire la mancanza di un’Authority di settore che definisca le funzioni nella gestione degli attori pubblici e privati, e della governance bancaria e assicurativa dove ancora il potere è in mano a complessi «intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti». Qui lo Stato non c’entra nulla: la colpa è di una «peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali» (qui un esempio del 2009, ma ancora attuale).
- Mercoledì 22 Giugno 2011
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Commenti
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Il 23 Giugno 2011 alle 17:14 indigesto ha scritto:
Se da vent’anni, da quando è stata introdotta l’Antitrust, la situazione è quella che è (tranne qualche marginale risultato di falsa liberalizzazione e, pertanto, di falsa concorrenza) si dimostra la inutilità di tale Autority soprattutto in presenza della «peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali» e della impossibilità di produrre efficaci interventi. Ma è un discorso di tutte le Autorities, poste solo per distribuire prebende altissime e lavoro improduttivo in cambio di sermoni patetici. Ma tant’è!..vogliamo fare gli americani…e Pantalone paga!
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