Crisi greca: gli aiuti straordinari non bastano

(Credits: LaPresse)

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Vincendo una sfida all’ultimo voto (155 sì su 298 votanti), il governo di George Papandreu ha ottenutola fiducia del Parlamento e potrà quindi ricevere la quinta tranche di aiuti (ben 12 miliardi di euro) dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, sempre a patto che sia approvato entro la fine della prossima settimana anche il nuovo, rigidissimo, programma di austerity.

Questo sì, per quanto risicato, per molti permetterà ad Atene di allontanare un rischio default dalle probabili conseguenze catastrofiche sia per la Grecia che per l’Europa. Ma per altri il problema è stato solo posticipato. E il governo ellenico si accorgerà presto che anche con 12 miliardi di euro in più a disposizione le prospettive sul futuro e la stabilità economica del paese non sono cambiate di molto. E’ di questo parere Robert Peston, che dalle pagine web della BBC spiega perché il contraccolpo della crisi greca in Europa potrebbe essere ben peggiore dello scompiglio creato qualche anno fa da Lehman Brothers.

Certo, aver avuto questo finanziamento straordinario è sempre meglio che non disporre affatto di risorse extra, indipendentemente dalla loro provenienza, ma Peston è convinto che anche se Papandreu non avesse ottenuto la fiducia, Bruxelles difficilmente si sarebbe potuta permettere di abbandonare la Grecia al suo destino, anche perché tale scelta avrebbe comportato il dover annunciare ai creditori -primi fra tutti francesi e tedeschi- che non avrebbero mai più ricevuto indietro il loro denaro, in una fase in cui la posta, o meglio, i finanziamenti in gioco sono troppo grandi per essere trascurati (340 miliardi di euro di debito sovrano, centinaia di migliaia di euro di debito commerciale e decine di migliaia di euro in derivati agganciati al debito). Non solo: l’abbandono della Grecia avrebbe spinto gli investitori a immaginare che, in caso di difficoltà, anche altri paesi europei avrebbero potuto essere lasciati in balia del proprio destino, quindi anche prestiti a Irlanda, Portogallo, Spagna e anche Italia sarebbero apparsi come sempre più rischiosi.

Le conseguenze della scelta americana di abbandonare Lehman Brothers nel settembre del 2008 ci hanno coinvolti tutti. Ma nel Vecchio Continente la situazione è diversa: non potendo permettere il collasso delle economie in difficoltà ne’ l’uscita dall’euro, l’unica via d’uscita alla recessione è l’austerità, vissuta con la consapevolezza che, in caso di difficoltà estreme, sarà possibile trovare un sostegno a Bruxelles. Ma alla popolazione questa strada, nei fatti l’unica percorribile, non piace. E la più grossa fatica per i governi sarà appunto quella di convincere l’intero paese a collaborare.

Commenti

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Il 5 Settembre 2011 alle 14:40 La Grecia non rispetta gli obiettivi di disavanzo. Torna l’incubo del default | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] 2010 l’Europa ha messo a disposizione un fondo di 110 miliardi di Euro, con l’aiuto dei quali Atene avrebbe dovuto essere in grado di ridurre [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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