
(ANSA-EPA/ORESTIS PANAGIOTOU / LI)
Il salvataggio della Grecia è sempre più un problema che l’Unione non può fare a meno di risolvere il più velocemente possbile, anche se greci ed europei continuano a muoversi in due direzioni opposte. Ad Atene è stato indetto uno sciopero generale contro i tagli che dovrebbero essere approvati in settimana, pensati apposta per risanare le finanze pubbliche. A partire da questa mattina, per 48 ore incrocieranno le braccia i lavoratori di ogni categoria, verranno interrotti i principali servizi pubblici, e almeno 5.000 agenti verranno schierati nelle strade della capitale per cercare di evitare che la manifestazione possa diventare violenta.
Nel nuovo piano di austerity messo a punto dal governo sono soprattutto i tagli alle spese e gli aumenti delle tasse ad essere fortemente impopolari, ma è anche vero che se entro la fine della settimana queste misure non diventeranno effettive, Atene potrebbe essere costretta a rinunciare all’ennesima tranche di prestiti (12 miliardi di euro) prevista dal programma di salvataggio cofinanziato da Bruxelles e dal Fondo Monetario Internazionale. I manifestanti hanno già palesato la volontà di circondare il Parlamento per bloccare l’ingresso ai deputati chiamati a votare la manovra straordinaria. Per il Primo Ministro Georges Papandreu, però, per far uscire il paese dalla crisi il pacchetto di austerità da 28 miliardi di euro rappresenta oggi l’unica manovra possibile. Anche perché, se non arriveranno i nuovi fondi, la Grecia finirà i soldi nel giro di pochissime settimane, a conclusione delle quali inizierebbero a pagarne le spese sia le banche europee che hanno aiutato Atene fino a oggi, sia le altre nazioni del Vecchio Continente con i conti in rosso.
Cosa succederà se saranno i manifestanti ad avere la meglio? Abbiamo già scritto che Bruxelles non può proprio permettersi di abbandonare la Grecia al suo destino. Anche perché, così facendo, sarebbero troppe le nazioni, e non solo quelle con le finanze in rosso, la cui stabilità verrebbe messa in discussione. E’ questo il vero motivo che ha spinto la Francia, principale creditore di Atene, a proporre all’Europa di concederle trent’anni per riprendersi completamente da questo sempre più probabile fallimento. Lo schema proposto da Parigi prevede la conversione della metà dei circa 75 miliardi di totoli di Stato greci in scadenza nei prossimi tre anni in nuovi titoli trentennali. Ma i dati economici parlano chiaro: qualsiasi aiuto esterno permetterà ad Atene di mantenersi a galla ancora per un po’, ma senza la collaborazione dell’intera popolazione il paese non ha speranze.
- Martedì 28 Giugno 2011
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Commenti
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Il 29 Giugno 2011 alle 14:33 nicksergio ha scritto:
una volta tanto ineccepibile,sarà per la neutralità dell’argomento?faziosi solo quando si parla di padron silvio?temo che in grecia nè opposizione nè popolazione abbiano capito la realtà economica del paese:non vi è spazio per contrattazioni ma le scelte sono solo o default o gravi sacrifici economici(privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica).speriamo bene che i cugini dell’Egeo ritrovino un pò di freddezza ….
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