
Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il 9 maggio 2011, durante l'incontro annuale con il mercato finanziario (MATTEO BAZZI / ANSA)
«Da tempo considero le società di rating un grave pericolo per i loro insanabili conflitti di interesse, per l’oscurità dei metodi da loro adottati, per una serie impressionante di errori o leggerezze da essi fatti, perché non credo che siano indipendenti, perché in pratica sono una specie di oligopolio monopolistico inaccettabile. Bene ha fatto quindi la Consob a convocarli e mi auguro che l’incontro sia stato rispettoso ma anche molto severo per un comportamento assolutamente inaccettabile». Così l’economista Marco Vitale che, senza peli sulla lingua, ha espresso un pensiero ormai diffuso in Italia (e in Europa) da un anno a questa parte. Ossia da quando le agenzie di rating hanno preso di mira i cosiddetti Pigs, i paesi europei a rischio default, e quelli con un debito pubblico decisamente elevato, come l’Italia.
Standard’s and Poor sia Moody’s sono finite sotto la lente della Consob questa settimana. Si sospetta che non abbiano seguito correttamente le disposizioni europee per la diffusione dei rapporti. Tuttavia, qualora questa ipotesi fosse confermata, la multa che dovrebbero pagare non sarà salatissima, considerando i bilanci milionari dei grandi gruppi di cui fanno parte: 500 mila euro. Diversa sarà invece la ripercussione sui conti pubblici di un’eventuale taglio del rating all’Italia, come entrambe le agenzie avevano annunciato nelle scorse settimane. Lunedì i responsabili della vigilanza dell’Authority diretta da Giuseppe Vegas hanno ascoltato i vertici di Standard’s and Poor in merito alla tempistica della diffusione del report piombato sui mercati ancora in attività, con effetti sulle le quotazioni di borsa e sugli spread di Btp e Bund. Venerdì toccherà a quelli di Moody’s: dovranno spiegare le ragioni del report diffuso il 23 giugno a mercati chiusi sul possibile taglio al rating di 16 banche italiane. Annuncio che ha avuto pesanti ripercussioni nella seduta successiva sui titoli degli istituti finiti sotto osservazione.
Lunedì il caso italiano approderà a Parigi, alla riunione dell’Esma, l’Autorità europea che dallo scorso anno ha iniziato a controllare l’attività delle agenzie di rating. Lì si deciderà se punire le agenzie di rating oppure no. E forse ha colto nel segno il consigliere di Intesa San Paolo, Corrado Passera, nel dire che tre anni fa le agenzie di rating «hanno dato una pessima prova nel prevenire la crisi. Adesso invece reagiscono troppo». Comunque, nei mercati finanziari a dettare legge sono ancora loro: la Ue, nel prendere qualsiasi decisione sul futuro dell’Eurozona, si trova prima ad ascoltare le società private americane. E poi i ministri dei paesi membri.
- Martedì 5 Luglio 2011
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Commenti
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Il 14 Ottobre 2011 alle 11:30 Die Brücke » Mamma, mi son tagliato ha scritto:
[...] Consob di non aver seguito correttamente le disposizioni europee per la diffusione dei rapporti http://blog.panorama.it/econom...../07…), mentre la Procura di Trani le ha accusate di aver manipolato il mercato, diffondendo giudizi [...]
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