
Portogallo, mendicante (Credits:LaPresse)
Appena un paio di giorni fa il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, all’indomani del via libera da parte dei ministri delle Finanze dell’Eurozona della nuova tranche di aiuti ad Atene, aveva rassicurato Bruxelles dell’inesistenza del rischio contagio per Italia, Spagna e Belgio, ricordando altresì che sia Irlanda che Portogallo erano già sulla strada del ritorno ai mercati.
E invece Moody’s ha deciso, come ha già fatto per la Grecia, di declassare il rating portoghese -la valutazione del grado di solidità finanziaria, al livello spazzatura, junk. Secondo Moody’s il rischio principale al momento è che Lisbona abbia bisogno di una seconda tranche di aiuti prima di poter ricominciare a finanziarsi autonomamente sui mercati. Non solo: l’agenzia internazionale è convinta che il paese non riuscirà neppure a centrare gli obiettivi di riduzione del deficit e di stabilizzazione del debito fissati dall’accordo raggiunto con Ue e Fmi, in cui Lisbona si era impegnata a riportare il rapporto tra debito e Pil al 3% entro il 2013, calando di oltre sei punti rispetto al 9,1% registrato lo scorso anno.
Forse per scongiurare facili e pericolosissimi allarmismi relativi a un possibile contagio a catena, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ribadito in più occasioni che “non si dovrebbe fare troppo affidamento sulle valutazioni delle agenzie di rating. La cosa più importante e che noi, e soprattutto la ‘troika’ formata da Fmi, Bce e Commissione Europea, non rinunciamo alle nostre capacità di giudizio”.
Indipendentemente dalle rassicurazioni della Germania, è impossibile nascondere quanto il declassamento di Moody’s abbia ricordato al mercato che i problemi della stabilità del Vecchio Continente vanno ben oltre i confini della Grecia. Di questo dilemma dovrà presto iniziare a occuparsi anche Christine Lagarde, da ieri ufficialmente alla guida del Fondo Monetario Internazionale al posto di Dominique Strauss-kahn.
Dal punto di vista della stabilità delle finanze pubbliche le cose non vanno molto meglio neppure per gli Stati Uniti: il Presidente Obama ha già iniziato a trattare con i leader del Congresso il rigoroso piano di risanamenti in vista del 2 agosto, la scadenza entro la quale sarà possibile innalzare il debito statunitense per evitare la bancarotta.
- Mercoledì 6 Luglio 2011
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Commenti
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Il 11 Luglio 2011 alle 13:00 L’instabilità dell’Eurozona rischia di travolgere anche l’Italia | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] sta succedento sui mercati internazionali? A Bruxelles e a Washington si discute di crisi e debito pubblico, per tentare di risolvere problemi che giorno dopo giorno mettono sempre più paesi a rischio [...]
Il 24 Agosto 2011 alle 20:46 Grecia: la crisi vista dall’interno | bluhost.cu.cc ha scritto:
[...] non si fa altro che parlare della crisi della Grecia che potrebbe portare al tracollo l’intero Vecchio Continente e gli Stati Uniti, non tanto per le conseguenze dell’effetto domino ma per i problemi finanziari [...]
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