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Il Presidente della Commissione UE Barroso (Credits: La Presse)
E’ arrivata con un cinguettio su Twitter la conferma di Herman von Rompuy, il presidente dell’Unione Europea, che l’accordo per un nuovo piano di aiuti alla Grecia da 109 miliardi di euro è stato raggiunto. Per Rompuy i capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo hanno dimostrato di essere in grado di dare una risposta comune alla crisi del debito sovrano. Per il presidente della Commissione José Manuel Barroso il pacchetto di misure anti-crisi è molto credibile, e per la prima volta nella storia del Vecchio Continente politica e mercati hanno deciso di marciare insieme per il bene della regione.
E’ vero, nel corso della riunione straordinaria di ieri i rappresentanti dell’Europa sono stati costretti a fare un passo indietro relativamente alle rispettive idee personali, ma quali erano, davvero, le alternative? Rassegnarsi a rivedere i trattati per permettere l’uscita dalla moneta unica ad alcuni paesi? Disinteressarsi della stabilità delle finanze elleniche nella piena consapevolezza che la destabilizzazione dei mercati Europei potrebbe diffondersi velocemente in tutto il Vecchio Continente?
Certo, è facile dire oggi che se questo accordo fosse stato raggiunto qualche settimana fa forse alcuni paesi dell’Europa mediterranea, primo fra tutti l’Italia, avrebbero potuto risparmiarsi l’attacco speculativo che li ha travolti qualche giorno fa. Ma forse è stata proprio questa emergenza fuori dalla Grecia a convincere i leader dell’Eurogruppo che concentrarsi esclusivamente sulle esigenze e sui problemi dei mercati nazionali sarebbe stato, già nel breve periodo, controproducente e pericoloso.
La bozza dell’accordo di ieri parlava di un nuovo “Piano Marshall“, ma questa etichetta è scomparsa nella versione definitiva del testo. In ogni caso, il totale dei finanziamenti è di 160 miliardi. 109 arriveranno dal Fondo Europeo, 37 verranno elargiti su base volontaria dagli istituti privati, cui però devono aggiungersi altri fnanziamenti provenienti da fonti alternative. Del resto, anche se le modalità dell’intervento dei privati non sono state precisate con chiarezza, quello che i mercati si aspettano è l’autorizzazione a una serie di operazioni -scambio di bond, rollover o buyback- che pemettano ad Atene di ricomprare i titoli pubblici a prezzi più bassi o di rinviare alcune scadenze, per migliorare la sostenibilità del debito e il profilo di rifinanziamento della Grecia.
Dopo il vertice dell’Eurogruppo, anche il presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha commentato positivamente l’accordo spiegando che quello della Grecia è un “caso eccezionale” e il default selettivo “una soluzione unica”. Aggiungendo che senza questa intesa la stabilità finanziaria dell’area euro sarebbe stata pericolosamente compromessa.
- Venerdì 22 Luglio 2011
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