Questa settimana si è parlato a lungo della possibilità che anche gli Stati Uniti, come la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e altri paesi del Vecchio Continente con le finanze un po’ troppo in disordine, vengano risucchiati dal vortice del default. Ma è proprio vero che il rating americano rischia di essere declassato al livello spazzatura portando Washingthon (e il resto del mondo) sull’orlo dell’insolvenza? Non tutti sono d’accordo. Per vari motivi.
Gli economisti meno politicizzati sono dell’idea che l’accordo sul debito il Congresso americano lo troverà, magari non proprio entro il 2 agosto, ma sicuramente non molto più tardi, nonostante la decisione di ieri di rinviare ancora una decisione. Del resto, non va dimenticato che per alzare il livello del debito negli Stati Uniti basta un voto, quindi se repubblicani e democratici si mettessero d’accordo su quanto elevare questo tetto e, contemporaneamente, su come distribuire i tagli alle spese e gli aumenti fiscali necessari per recuperare un po’ di liquidità, la crisi americana potrebbe essere risolta in pochi minuti. Ma l’aver fissato il tetto sul debito con una legge che attualmente permette a Obama di indebitarsi fino a 14.200 miliardi di dollari, ha portato nel tempo i deputati americani dell’opposizione a sfruttare questa norma a fini elettorali.
Spesso ci si oppone all’aumento del limite solo per mostrarsi paladini del rigore. In passato lo ha fatto anche l’allora senatore Barack Obama. Ma quando i nodi verranno al pettine, e gli americani scenderanno in piazza per protestare perché l’insolvenza farebbe saltare immediatamente le pensioni, l’accordo diventerà assolutamente necessario, e a quel punto nessuno avrà il coraggio di tirarsi indietro.
Tuttavia, quello che pochi hanno notato è che nonostante gli appelli del Presidente Obama, le speculazioni degli analisti e le preoccupazioni del Fondo Monetario Internazionale, i mercati non mostrano di essere così preoccupati per il destino del debito Usa, tant’é che se ai greci nessuno vuole prestare un centesimo, per gli Stati Uniti non é così. E i tassi lo dimostrano: quelli ellenici sono al 16%, quelli americani al 3.
Infine, anche nel caso in cui il braccio di ferro tra repubblicani e democratici per l’autorizzazione al governo ad alzare il tetto sull’emissione di nuovi titoli venisse ulteriormente prolungato, gli americani possono continuare a dormire sonni tranquilli. La Costituzione dice che la validità del debito non può essere messa in discussione, e permette al Presidente, in caso di emergenza, di decidere di aumentarne il limite unilateralmente.
- Venerdì 29 Luglio 2011

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Commenti
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Il 24 Agosto 2011 alle 19:25 Grecia: la crisi vista dall’interno | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] della crisi della Grecia che potrebbe portare al tracollo l’intero Vecchio Continente e gli Stati Uniti, non tanto per le conseguenze dell’effetto domino ma per i problemi finanziari che sempre [...]
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