Fatti i conti, la benzina costa come 50 anni fa


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di Massimo Angelo Rossi

Tornano a correre. A fine luglio i prezzi della benzina viaggiavano oltre 1,6 euro al litro. E, dopo anni di relativa stasi, in giugno l’inflazione era al 2,7 per cento rispetto a giugno 2010. Si riaccendono le paure del carovita. Giustamente. Ma si è anche tentati di pensare che «prima si stava meglio». Per alcuni beni in realtà non è così. La nostra valutazione psicologica di quello che era il valore di un oggetto (anche di uso comune) 10, 20, 50 anni fa quasi sempre è errata. E i grafici pubblicati in queste pagine, basandosi sul confronto dei prezzi di nove prodotti e servizi all’inizio di ognuno degli ultimi sette decenni, fanno giustizia in modo scientifico di alcune di queste false verità.
Il raffronto è tra i prezzi in lire correnti, cioè dell’epoca, con il loro valore in euro attuali. Partiamo dal 1950: allora, per comprare 1 chilo di pasta di grano duro occorrevano 175 lire che, considerando la svalutazione e applicando il cambio con l’euro, equivalgono a più di 3 euro di oggi. Ecco: in termini reali il prezzo di 1 chilo di pasta è sceso, perché  in media ora costa 1,73 euro. Altro esempio sorprendente, la benzina: dal 1960, da quando c’è la super, fino a ora, il suo prezzo reale è oscillato intorno a 1,5 euro al litro, anche se sembra aumentato tantissimo. Invece il costo di un’utilitaria dal 1950 al 2010 è salito del 38,9 per cento.  «Ma l’aumento della produttività dell’auto è stato enorme. Un chilogrammo di auto oggi è totalmente diverso da quello degli anni 50» sostiene Luigi Campiglio, docente di politica economica alla Cattolica di Milano. In effetti la Fiat 500 del 1960, in termini reali, costava circa la metà della 500 di adesso. Ma con una differenza abissale: la prima per tecnologia, comfort, prestazioni, consumi e sicurezza non è paragonabile alla nuova.
Per viaggiare sull’autostrada Milano-Roma i pedaggi sono diminuiti in misura costante, con un rimbalzo contenuto nell’ultimo decennio. Anche volare da Milano a Roma era più costoso e ha raggiunto tariffe spropositate che solo negli ultimi anni si sono ridimensionate, grazie alla concorrenza. Claudio Pizzi, docente di statistica economica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, però avverte: «Nell’ultimo decennio si sono verificati aumenti non trascurabili dei prezzi reali dei generi alimentari, per esempio quelli di pane e pasta, in parte legati all’andamento delle materie prime. Questo potrebbe essere un segnale dell’andamento futuro dei prezzi di questi prodotti».

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Commenti

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Il 10 Novembre 2011 alle 15:00 Sciopero benzinai, i motivi della chiusura | bluhost.cu.cc ha scritto:

[...] sono decisi ad andare avanti: faranno sentire la propria voce anche per tornare a denunciare le ragioni per cui il prezzo dei carburanti in Italia resta così elevato. “Ci sono innanzitutto le accise” continua Di Vincenzo “come quelle che riguardavano la [...]

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