
(Credits: Ap Photo/Kyodo News)
Profondo rosso per le Borse di tutto il mondo. Sulla scia della caduta libera di Wall Street, anche i mercati asiatici hanno reagito in maniera negativa. Tokyo lascia sul terreno 5 punti.
L’economia globale continua ad attraversare una tempesta che sembra infinita e le Borse suonano il campanello d’allarme, anche se sarebbe meglio dire il de profundis. E’ la peggiore crisi finanziaria degli indici S&P e del Tesoro americano, che hanno perso 500 punti solo nella giornata di ieri, e gli indici asiatici gli fanno da controcanto, con una media di perdite del 3.8%, più del 10% rispetto ai picchi positivi di soli tre mesi fa.
E non ne resta fuori nemmeno l’Australia, che perde il 3.8%, toccando il limite più basso in due anni. In sostanza, gli investitori sono in fibrillazione per la salute dell’economia globale e sono anche fortemente preoccupati per le ricette che i governi applicheranno per affrontare le difficoltà, soprattutto fiscali, che deriveranno da questa crisi.
In particolare, preoccupa la condizione dell’Europa e il livello del debito in Paesi come Italia e Spagna, considerate (dopo Irlanda, Grecia e Portogallo) come gli anelli deboli della catena economica del Vecchio Continente. Ma, se l’Europa piange, l’America non sta certo meglio, anzi. Ormai, quelle che erano solo voci incontrollate assumono oggi, alla luce dell’andamento dei mercati, la consistenza di un’analisi implacabile: è recessione.
L’economia a stelle e strisce “risente della forza di gravità“, scrive Businessweek, e gli fa eco il Nobel Paul Krugman che, dalle colonne del New York Times, lancia l’allarme sui posti di lavoro bruciati negli Usa e scrive: “Nel caso qualcuno avesse dubbi, la perdita di più di 500 punti del Dow Jones per quanto riguarda la produzione industriale e il record al ribasso dei tassi di interesse confermano una sola cosa: l’economia non sta recuperando e Washington si è preoccupata per cose sbagliate“.
L’economista americano, già molto scettico sull’accordo raggiunto al Congresso tra Democratici e Repubblicani per l’innalzamento del tetto del debito, mette il dito nella piaga delle scelte dell’Amministrazione di Barack Obama, sostenendo che nessuno ha guardato nella direzione giusta, ossia quella di creare nuova occupazione o, almeno, di tutelare il livello già acquisito. Da qui - scrive il Nobel per l’Economia - la “catastrofe umana” alla quale tutti stiamo assistendo.
E adesso si attende la giornata di passione delle Borse europee, anche se già si prevede un venerdì nero su tutti i fronti.
- Venerdì 5 Agosto 2011
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