Grecia: la crisi vista dall’interno

Grecia: proteste contro le misure di austerity governative (Credits: LaPresse)

Grecia: proteste contro le misure di austerity governative (Credits: LaPresse)

Da settimane non si fa altro che parlare della crisi della Grecia che potrebbe portare al tracollo l’intero Vecchio Continente e gli Stati Uniti, non tanto per le conseguenze dell’effetto domino ma per i problemi finanziari che sempre più paesi dimostrano di non essere in grado di risolvere. Tuttavia, può essere interessante, per una volta, cambiare la prospettiva dell’analisi, concentrandosi su quali siano state le conseguenze della grande crisi nelle zone più remote della penisola ellenica.

A quattrocento chilometri da Atene, dall’isola di Karpathos, lo scrittore Roger Jinkinson racconta l’impatto della débâcle finanziaria sulle popolazioni rurali locali, già abituate a lavorare duramente e a vivere con parsimonia, che utilizzano ancora alcune forme di baratto, e che, ultimamente, hanno persino ricominciato a poter contare su nuova forza lavoro: i giovani disoccupati costretti ad abbandonare i centri urbani.

Non potendo più fare affidamento su una parte delle rimesse della diaspora -molti greci sono rimasti improvvisamente senza un’occupazione, la comunità di Karpathos ha scelto di rimboccarsi le maniche e puntare tutto su agricoltura e, nei limiti del possibile, turismo, visto che anche questo settore è stato fortemente danneggiato dalle continue fluttuazioni delle valute internazionali e dalla ridotta disponibilità economica dei turisti del Nord Europa, che fino a qualche mese fa rappresentavano i principali frequentatori delle spiagge dell’isola.

Oggi, i lavoratori migranti che hanno passato la vita negli Stati Uniti e in Canada per poi tornare in Grecia e godersi la vecchiaia sperano che il ritorno dei giovani nelle realtà rurali possa cambiare il destino della nazione. Poco importa se gli introiti delle pensioni che le banche americane versano regolarmente sui loro conti correnti ellenici continuano ad essere erosi dall’inflazione. Oggi quello di cui il paese ha bisogno è un rinnovamento completo, e i lavoratori migranti credono che questa spinta verso la rinascita possa venire solo dai giovani. Che, tuttavia, dopo essersi laureati e aver vissuto nei principali centri urbani della nazione sembrano adattarsi a fatica alla vita dei campi. E continuano a considerare questa parentesi rurale come un periodo transitorio, sperando che, prima o poi, il paese si riprenda permettendo loro di tornare in città con un lavoro “migiore”.

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