Sparate agli economisti

Il blog Cafe Hayek

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Stephen Moore, economista membro dello staff editoriale del Wall Street Journal, ha cercato di indagare l’origine dell’odio degli americani verso l’economia. Negli Stati Uniti - scrive - ci sono due tipologie di studenti: quelli che odiano l’economia e quelli che la detestano sul serio. Insomma, la materia non è certo delle più amate e la ragione è semplice: le teorie economiche spesso vanno contro il senso comune.

Il problema sarebbe tutto qui: molti dei ragionamenti degli economisti, infatti, non sono affatto incomprensibili; piuttosto non hanno alcun senso per la maggior parte delle persone. La sua, in un editoriale di lunedì del Wsj, era una sottile critica all’amministrazione Obama. Ma il punto è un altro e riguarda il rapporto tra alfabetizzazione economica e le decisioni di un governo.

Vito Tanzi, quattro anni fa, sulla voce.info scrisse un post, più o meno sullo stesso tema, ma in riferimento all’Italia e alla Francia, e dal titolo eloquente: La cultura (economica) che fa la differenza.

“Alcune scelte e alcune dichiarazioni di politici sollevano la questione della relazione tra consenso popolare verso particolari politiche economiche e grado di alfabetizzazione economica della popolazione. Spesso le cattive politiche sono popolari, mentre le buone politiche ottengono uno scarso sostegno. Il sostegno popolare alle riforme strutturali dipende dalle conoscenze di natura economica dell’elettorato di un paese. In democrazia, più sono diffuse, più è facile per il governo varare buone politiche”.

Un post quello di Tanzi ancora attuale (sempre attuale) in Italia, soprattutto quando si discute una manovra finanziaria e si cerca di farla digerire ai cittadini.

Commenti

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Il 25 Agosto 2011 alle 19:18 pv21 ha scritto:

Illuminati >

Per quasi 2 anni Sacconi ha “inseguito” la mitica Fabbrica Italia piegando le conquiste sindacali.
Opinionisti “esperti” (tipo Giannino) hanno applaudito alla “ricetta marchionnese” come sicura motrice della competitività globale.

Sono gli stessi che, STUPITI, ora ascoltano Elkann chiedere se “l’Italia ha voglia di fare auto”.
Gli stessi che, SBIGOTTITI, ora dubitano dell’esistenza di quei 20 miliardi promessi per il raddoppio della produzione italiana.
Solo ora, finite le “chiacchiere”, scoprono che Marchionne misura la sua “convenienza” a suon di agevolazioni, incentivi e contributi.

Gli affari non sono tema da teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html

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