Cina: la crisi è un’opportunità

(Credits: AP Photo/Andy Wong)

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Le crisi di breve periodo, anche se dolorose, possono trasformarsi in opportunità per modificare le scelte economiche del paese e creare le condizioni per continuare a crescere nel lungo periodo. E’ questo lo spirito con cui la Cina dovrebbe affrontare i problemi che iniziano a creare qualche inconveniente anche alla seconda potenza economica mondiale.

Abbiamo già scritto che il fatto che sia Europa che Stati Uniti siano in difficoltà preoccupa Pechino, visto che una buona parte della crescita della Repubblica popolare dipende dalle esportazioni verso Occidente. Inoltre, il partito inizia a temere le conseguenze di problematiche economiche tutte cinesi, come un’inflazione sempre più difficile da tenere sotto controllo e una bolla immobiliare che potrebbe scoppiare. Ecco perché sta cercando di mettere a punto una strategia efficace per regolamentare meglio i capitali dati in prestito dalle banche e ridurre la spesa pubblica.

L’unica certezza che la Cina ha oggi è che i tassi di crescita da capogiro che hanno caratterizzato la sua economia fino ad ora non potranno essere mantenuti nel breve periodo. Inoltre, a fronte di una nuova recessione globale, Pechino non potrà permettersi di aiutare il pianeta come ha fatto nel 2008 e nel 2009 approvando un pacchetto di stimoli di quasi 600 miliardi di dollari.

Un rallentamento di questo tipo offre però anche qualche opportunità. I leader del partito hanno ammesso in più occasioni che una crescita basata principalmente sulla spesa pubblica e sugli investimenti nell’immobiliare è poco bilanciata e soprattutto non sostenibile nel lungo periodo. Tuttavia, è evidente che se nei momenti di boom economico approvare riforme strutturali può diventare difficile, non vale la stessa cosa nelle fasi in cui i mercati arrancano.

Anche negli anni ‘90, quando l’economia sembrava essere ormai fuori controllo per un’inflazione galoppante e una bolla immobiliare finanziata dai prestiti bancari, l’allora premier Zhu Rongji ebbe il coraggio di licenziare per poi sostituirsi al governatore della Banca Centrale e di ordinare agli istituti di credito di chiedere indietro i prestiti concessi a chi era intenzionato a investire nell’immobiliare facendo scoppiare così la bolla. Le politiche aggressive implementate in quel periodo permisero di evitare il tracollo e di riaggiustare i fondamentali in maniera da far ripartire la crescita. Oggi i leader del partito dovrebbero avere la forza per fare la stessa cosa. Ma una strategia di medio-lungo periodo pare non essere stata ancora definita.

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