
Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi
«L’articolo 8 della manovra finanziaria sulla contrattazione aziendale fa parte di una linea guida, da tempo perseguita, che potremmo sintetizzare con “meno
Stato più società, meno legge più contratto, meno forma più sostanza” per far crescere le imprese e il lavoro». Lo dice Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, in un’intervista pubblicata su Panorama in edicola da giovedì 8 settembre. Una norma che Sacconi definisce «rivoluzionaria» e che,
secondo il ministro, cambierà i rapporti sindacali: «L’Italia ha davvero la possibilità di uscire dal Novecento ideologico».
Sul rischio che la norma possa facilitare i licenziamenti, Sacconi è secco: «Assolutamente no. Con questo modello si decentrano le relazioni industriali portandole al livello delle persone in carne e ossa e alle imprese con la concretezza dei loro problemi. Le intese tra imprenditori e lavoratori adattano l’organizzazione del lavoro e della produzione a comuni obiettivi di crescita degli investimenti e della buona occupazione. Per esempio, un imprenditore ipotizza di trasformare 50 contratti a termine in altrettanti a tempo indeterminato, ottenendo che nel caso di licenziamento senza giusta causa la sanzione consista non nella forzosa reintegrazione, ma in un adeguato indennizzo, per esempio 15 mensilità. Avremo così più rapporti di lavoro stabili e la tutela dell’indennizzo corrisponderebbe a una adeguata tutela del lavoratore come a una buona deterrenza contro il licenziamento facile».
Riguardo ai rapporti con la Cgil, il ministro ha dichiarato: «Come si può criminalizzare una legislazione, perché questo sta facendo la Cgil, che potenzia la
capacità del sindacato e degli imprenditori di collaborare per obiettivi condivisi? La Cgil migliore è proprio quella nell’azienda e nel territorio. Più in generale, la
eventuale competizione tra territori in termini di maggiore favore per l’impresa stimolerà processi imitativi».
- Mercoledì 7 Settembre 2011
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