
(Credits: AP Photo/Frank Augstein, File)
Aumenta in Europa e nel mondo la paura per una nuova crisi globale. I timori di insolvenza della Grecia, il crollo delle quotazioni delle banche francesi e i timori per i titoli pubblici italiani influiscono negativamente sugli andamenti dei mercati internazionali. La Germania teme l’insolvenza incontrollata per la Grecia e la sua possibile uscita dall’euro. E nonostante l’immediata smentita di Atene, è sempre più difficile immaginare una credibile via di uscita per uno scenario tanto negativo.
Nel frattempo, pur di evitare il default il governo ellenico ha approvato una nuova tassa sulla casa -quattro euro a metro quadrato per riuscire ad incassare, in due anni, 400 miliardi, e ha imposto ai funzionari eletti a livello centrale e locale di rinunciare a una mensilità “per il bene della nazione“. Anche se, non va dimenticato, le nuove entrate forzate aiuteranno sì a dare un po’ di respiro ai conti pubblici, ma peseranno negativamente su consumi e investimenti.
Ancora, fa tremare l’Europa l’annuncio di Moody’s di un probabile downgrading del rating delle tre maggiori banche francesi per valore di mercato: Bnp Paribas, Société Générale e Crédit Agricole. Tutto per colpa della loro elevata esposizione verso la Grecia. Anche l’euro continua a calare, perché gli investitori, preoccupati perché Bruxelles pare non essere in grado di evitare il default greco o di aiutare il Vecchio Continente a sistemare i problemi di debito, non smettono di vendere azioni.
Non va molto meglio in Asia, dove l’agenzia Fitch ha annunciato di voler procedere a un declassamento del rating sui debiti di Cina e Giappone. Questo perché ci si aspetta “un deterioramento della qualità degli asset bancari”. Il debito delle amministrazioni locali cinesi ammonterebbe a circa 1.675,4 miliardi di dollari, di cui 54,3 miliardi solo per investimenti in infrastrutture urbane. Il declassamento cinese, però, non è inevitabile, alla luce di una serie di elementi positivi che caratterizzano questo mercato: la forza del debito sovrano e le banche, “perché i problemi sarebbero limitati alle sole attività in bilancio e la qualità degli asset è più semplice da gestire rispetto a problemi di finanziamento”. Per il Giappone, invece, l’ipotesi di declassamento è ormai una certezza, visto che se da un lato il paese ha accumulato un debito pubblico pari addirittura al doppio del suo Prodotto interno lordo (circa 5 trilioni di dollari), dall’altro il governo non ha ancora trovato l’accordo sulla strategia da adottare per migliorare la situazione.
- Lunedì 12 Settembre 2011
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