Come un imprenditore privato in crisi che va in banca a chiedere un prestito, dopo il declassamento del nostro Paese deciso dall’agenzia di rating americana Standard’s and Poor, l’Italia si troverà a dover pagare interessi più alti, a sostenere costi maggiori e soprattutto, spiegano gli esperti, a subire una maggiore incidenza sul debito.Una bocciatura, quella dell’agenzia americana sulle prospettive per il nostro Paese, arrivata un po’ a sorpresa. Ci si aspettava infatti un declassamento da parte di un’altra agenzia, la Moody’s, la quale però nei giorni scorsi ha fatto sapere di aver bisogno di almeno un altro mese di tempo prima di comunicare le conclusioni del suo esame. Tecnicamente S&P ha abbassato di un punto il voto sul nostro debito pubblico a breve e a lungo termine portandolo da “A+” ad “A” e da “A-1+” ad “A-1” che tradotto significa che le possibilità dell’Italia di ripagare il proprio debito pubblico sono date in calo.
All’origine della decisione, è spiegato nel rapporto, le “deboli prospettive di crescita” economiche, la difficile situazione politica dovuta alla “fragilità della coalizione di governo” che insieme limiterebbero la capacità di risposta dello Stato nell’affrontare la crisi”. Nemmeno la manovra economica passa l’esame: S&P sostiene infatti che le misure allo studio e le riforme prospettate “riusciranno probabilmente a fare ben poco per rilanciare le performance di crescita dell’Italia”.
Immediate le reazioni. Di decisione politica, dettata dai media, ha parlato subito il premier Silvio Berlusconi mentre per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si tratterebbe di una decisione “scontata, attesa”. La Confindustria definisce lo stallo “non più tollerabile”, mentre il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani già ieri sera era tornato a parlare di “mercati in pericolo e Paese a rischio” chiedendo un cambio di governo “ad horas”.
Intanto i primi effetti concreti dell’annuncio si sono fatti sentire già questa mattina alla riapertura dei mercati europei in fibrillazione da giorni per le voci sempre più insistenti di un contagio del fallimento greco verso gli altri paesi Piigs tra cui il nostro.
A peggiorare il quadro generale contribuiranno a stretto giro di posta l’aumento dei costi per le banche e la diminuzione della fiducia da parte degli investitori. Dopo essere state definite meno affidabili, le banche “degradate” saranno infatti costrette a offrire sul mercato obbligazioni a prezzi più bassi e con interessi più alti. Penalizzati anche gli investitori privati che se vogliono rivendersi i titoli comprati prima del declassamento, per renderli più appetibili, dovranno per forza farci uno “sconto” sopra. Proprio quello che, in questo momento, non ci voleva affatto.
- Martedì 20 Settembre 2011

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Commenti
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Il 20 Settembre 2011 alle 12:34 degrel0 ha scritto:
Quando questi pirati finanziari saranno messi fuori legge?e Moody non è da meno!
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