
(Credits: Flickr/dimnikolov)
“I paesi dell’Eurozona devono necessariamente iniziare a parlare con una sola voce se vogliono calmare i mercati. Poi devono trovare il coraggio di mettere a disposizione le risorse previste dai piani di salvataggio promessi, per dimostrare al mondo di avere la volontà e i mezzi per evitare la bancarotta”. E’ questa l’opinione del ministro del Tesoro americano Timothy Geithner. I paesi dell’Unione, però, stanno facendo l’esatto contrario: non hanno ancora messo a punto una posizione comune e tendono a reagire in ritardo alle evoluzioni della crisi, non ad anticiparle.
Se agli americani, oggi in crisi come loro, gli europei hanno avuto il coraggio di rispondere di farsi gli affari propri, avendo perso da tempo la loro credibilità in materia finanziaria, i commenti alla presa di posizione dei cinesi sono stati più cauti.
La Repubblica popolare parla infatti da una posizione di forza. E’ l’unico paese che può davvero permettersi di acquistare il debito degli europei aiutandoli a rimanere a galla. Quindi detta le sue condizioni: la rimozione delle barriere commerciali e il riconoscimento pieno del suo status di economia di mercato.
E’ vero che Pechino ha bisogno di esportare in Occidente per continuare a crescere, ma è anche vero che è poco realistico, nonché insostenibile, immaginare che Europa e Stati Uniti taglino drasticamente le proprie importazioni.
Tuttavia, considerando che anche la Cina ha una serie di problemi da risolvere in patria, tra cui una domanda interna troppo debole, una valuta nazionale svalutata, l’elevato numero di prestiti concessi alle aziende pubbliche e alle municipalità locali e, non meno importante, l’eccessiva dipendenza da esportazioni e investimenti esteri, non è così sbagliato immaginare che la disponibilità di Pechino a intervenire dipenda anche dalla volontà di evitare che gli equilibri finanziari mondiali cambino in senso sfavorevole alla Cina.
- Mercoledì 21 Settembre 2011
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