
(Credits: AP Photo/Rajesh Nirgude)
L’India dovrà presto dire addio ai call center. Per colpa della crisi economica, ma anche per i pregiudizi e il più o meno velato razzismo di tante persone che si trovano ad interagire al telefono con “operatori dall’accento strano e fastidioso, tipico del Subcontinente”. Per non parlare dei costi: tante aziende che hanno già fatto ritorno in patria lamentano che i salari siano aumentati troppo (+12%) e troppo in fretta.
I gruppi stranieri che hanno abbandonato il paese hanno parlato di una scelta inevitabile dopo la condanna del pubblico del loro servizio clienti. Tra questi, Santander, United Utilities, Bt, Powergen, Aviva e New Call Telecom. Il rientro in patria sarà benvenuto non solo dai clienti, ma anche da quell’esercito di giovani disoccupati che non riesce a trovare un impiego in Europa.
Ma che ne sarà di tutti quegli indiani che da un giorno all’altro si ritroveranno senza lavoro? Che fine faranno le accademie che per anni hanno cerato di insegnare a studenti volenterosi come scegliere un nome anglofono per ingannare il cliente e come lusingarlo emulando, di volta involta, l’accento britannico o quello americano e utilizzando il più possibile espressioni idiomatiche?
Le classi regionali verranno sicuramente cancellate, ma le scuole di inglese, per fortuna, no. New Delhi resta infatti fiduciosa, ed è convinta che il paese sarà in grado di assorbire rapidamente i centralinisti licenziati dalle compagnie occidentali. Per due motivi: anzitutto gli indiani impiegati o che aspirano ad essere assunti nei call center sono oggi molti di meno rispetto al passato. Un tempo rispondere a una telefonata che arrivava dall’estero era considerato un lavoro prestigioso. Poi le cose sono cambiate, e il call center ha smesso di essere il luogo in cui si può ottenere un buon salario con poca fatica e si è trasformato nel lavoro ideale solo per chi non ha ambizioni di tipo professionale, visto che fare carriera al suo interno è impossibile. In secondo luogo, la crescita e lo sviluppo della società hanno creato una serie di necessità tali da costringere anche molte aziende indiane ad aprire nuovi call center per i clienti locali. A meno che, avvertono alcuni, gli imprenditori del Subcontinente non decidano, come hanno fatto quelli occidentali qualche anno fa, di delocalizzare questo servizio dove è più conveniente, vale a dire, oggi, nelle Filippine, dove il numero di operatori locali (350.000) superà già il totale di quelli indiani di 20.000 unità.
- Venerdì 30 Settembre 2011
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Il 30 Settembre 2011 alle 20:17 Economia e Finanza : L’India dice addio ai call center. Il futuro è in Europa e nelle Filippine ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 30 settembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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