

di Stefano Cosenz
Non è un investimento che dura secoli: il vino è un prodotto agroalimentare che può raggiungere l’eccellenza, su quest’ultimo collezionisti e fondi alternativi puntano e possono rivenderlo nel corso degli anni con profitto, ma alla fine qualcuno lo deve bere. Perché una bottiglia di vino rosso prestigioso può durare 30-40 anni, anche di più, se ben conservata a 12-14 °C e a un’umidità costante tra 60° e 70°, in una cantina buia priva di vibrazioni. L’etichetta è condizione necessaria, ma non sufficiente. L’annata, ovvero la vendemmia caratterizzata ogni anno da un suo particolare ciclo stagionale fatto di giorni di sole e di pioggia, conta ancora di più: un Sassicaia, etichetta italiana tra le più ambite internazionalmente, vendemmia 1985 può valere fino a 1.500 euro a bottiglia, lo stesso annata 1984 o 1986 solo 50esimo.
Complessità, equilibrio, concentrazione e persistenza del sapore sono i componenti che possono rendere un vino eccellente. Secondo Francesco Tanzi, specialista di Pandolfini – la casa organizzerà il 6 ottobre a Firenze l’attesa asta autunnale di vini prestigiosi italiani e francesi – la crisi finanziaria ha inciso sul mercato internazionale dei vini da collezione non tanto per quanto riguarda i risultati e le vendite che sono in costante aumento, quanto nella selezione delle etichette più ricercate, mentre l’interesse e la richiesta per i vini di fascia media sono praticamente scomparsi. Il mercato sta godendo un boom tra i collezionisti dell’Estremo Oriente che competono non solo sulla piazza di Hong Kong. Per Serena Sutcliffe, Worldwide Head di Sotheby’s Vini, la richiesta asiatica ha portato il fatturato della casa d’aste nel settore, nel primo semestre del 2011, a 53 milioni di dollari, quasi il 50% superiore a quello nello stesso periodo del 2010.
Quali sono i vini più ambiti, oggetto d’investimento? «Ritengo che i vini blue chip del mercato internazionale saranno anche i vini di domani» dice a Panorama Economy Tim Tiptree, specialista di Christie’s a Londra. «Sono i vini contraddistinti da una produzione che dura e migliora da secoli». Questa eccellenza, dice l’esperto, non può essere replicata da produttori emergenti nel settore vinicolo, così i produttori di Château continueranno a vantare la maggiore richiesta». I prezzi sono cresciuti sensibilmente negli ultimi 5 anni, per esempio un Lafite Rothschild Vendemmia 2000, valutato 4-5 mila sterline per cassa 5 anni fa, oggi è quotato 15-20 mila sterline. È dello stesso parere Serena Sutcliffe che pensa che i Premier Cru e il Pétrus sono stati i best-seller negli ultimi 2-3 anni: il Lafite è stato il leader dei Cru, mentre la richiesta di Mouton Rothschild e di Haut Brion sta crescendo, soprattutto nel mercato asiatico, assieme ai Château Beychevelle e Lynch Bages. Cresce pure la domanda per i Borgogna: il Domaine de la Romanée-Conti e il Domaine Henry Jayer sono i top Red, mentre per il Burgundy bianco l’etichetta top il Domaine Coche Dury.
«Un’oscillazione delle quotazioni può comunque presentarsi per alcune etichette» dice Harriet Joll, senior specialist di Bonhams. «Mentre i più vecchi Bordeaux e Champagne, i top Burgundy, a partire da la Romanée-Conti, superano le attese in fatto di realizzi, ci sono segnali che i Bordeaux, i quali hanno dominato il mercato negli ultimi due anni, a partire dalle più recenti vendemmie, sono scesi del 10-15% negli ultimi due mesi, il che non deve sorprendere». Nella prossima asta Pandolfini non poteva mancare il fiore all’occhiello della Tenuta dell’Ornellaia, il Masseto (due lotti magnum di quest’ultimo del 1994 sono stimati 475 euro). Il Masseto è un «Cru» raro di un singolo vigneto (Merlot 100%) vinificato in purezza e con una produzione annuale di circa 30 mila bottiglie: ha visto entrare il suo nome nella prestigiosa lista del Live-Ex 100 Fine Wine Index, mentre il 20% delle proprie assegnazioni mondiali è gestito da 5 operatori della rinomata Place de Bordeaux. Si tratta dei celebri commercianti che godono di una storia secolare nella vendita, ma anche mediatori nei confronti del collezionismo internazionale di vini.
Non di meno, l’Ornellaia prodotto su 89 dei 98 ettari di questa Tenuta gode ormai fama internazionale ed è presente nelle collezioni proposte nelle maggiori aste (recentemente da Christie’s 12 bottiglie del 2000 sono state battute a Londra per 1.035 sterline, mentre 12 bottiglie del 1997 per 1.840 sterline). Negli ultimi 12 mesi le quotazioni dell’Ornellaia delle vendemmie dal 1998 al 2007 sono cresciute di una media del 16% superando le mille sterline per cassa da 12 bottiglie da 750 cc con picco del 43% per la vendemmia 2005 e una media di 1.317 sterline contro una media di 1.234 sterline per il Sassicaia delle stesse annate.
Ma, al di là del nome, come regola d’investimento Pascal Kuznieswski, esperto della casa Besch di Cannes, suggerisce la diversificazione degli acquisti che permette di compensare eventuali momentanee discese di prezzo di qualche bottiglia. La cantina ottimale? Kuzuieski vede la seguente composizione: 50% di Bordeaux, 30% di Burgundy, 5% della Valle del Rodano, 5% di Champagne, 5% di vini italiani, 5% di qualche vino spagnolo e americano.
- Martedì 4 Ottobre 2011
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Commenti
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Il 6 Ottobre 2011 alle 1:18 Economia e Finanza : Aziende vinicole. È una questione di etichetta ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 06 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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