
Cina, operai migranti (Credits: AP Photo/Vincent Thian)
C’è chi è convinto che la crisi finanziaria internazionale abbia semplicemente accellerato una rivoluzione inevitabile. Le (sempre più probabili ex) grandi potenze sono tutte in difficoltà, e i paesi emergenti sembrano pronti a prendersi la loro rivincita. Tuttavia, non è passata inosservata la scelta del Fondo Monetario Internazionale di rivedere al ribasso le previsioni di crescita di tutte le nazioni. Cina inclusa, anche se, in questo caso, il rallentamento sarà limitato a un -0,5% da un punto di partenza di ben +9,5%.
Un dato apparentemente poco significativo ma che, per l’economista Nouriel Roubini, indica come anche la Repubblica popolare verrà presto contagiata dalle difficoltà che hanno messo fuori gioco le economie dell’Occidente. Ad aprile Roubini aveva già spiegato che nessuna potenza può permettersi di spendere il 50% del suo Prodotto interno lordo in investimenti senza poi pagarne le conseguenze. Fino ad oggi Pechino ha cercato di far fronte alla crisi impegnando le risorse delle banche (statali) per costruire immobili e infrastrutture. Ottenendo risultati sbalorditivi: dal 2010 in poi sono stati costruiti 10.300 chilometri di autostrade ed è stata messa in funzione una nuova centrale elettrica ogni settimana. Anche i prestiti delle banche tra il 2008 e il 2009 sono raddoppiati, arrivando a circa 1.100 miliardi di euro.
Per Roubini un impegno così massiccio di risorse pubbliche non può che portare problemi di surriscaldamento dei mercati e deflazione. Pechino lo sa bene, ed è anche per questo che mantiene una posizione molto rigida nei negoziati sullo yuan. Il governo è riuscito a imporre con successo alle comunità locali di frenare gli investimenti, tant’é che in molti comuni l‘indebitamento è sceso in un solo anno dal 61,9 all’8,9%. Continuando poi a stimolare in tutti i modi possibili i consumi interni.
Eppure, mentre una parte degli economisti è convinta che la Cina abbia individuato una nuova strategia per continuare a crescere, Roubini resta molto scettico quando si tratta di fare previsioni sulle performances di questa economia nel medio periodo. Anche perché è consapevole che il passaggio da un modello di crescita ad un altro non potrà essere così indolore come le autorità vogliono far credere. Quindi anche se la Cina continuerà a sperare di poter cambiare, nei fatti sarà costretta a investire tutte le sue risorse per alimentare la crescita. E prima o poi anche le casse di Pechino si esauriranno.
- Mercoledì 12 Ottobre 2011
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Il 12 Ottobre 2011 alle 12:17 Economia e Finanza : Anche la Cina si piega alla crisi ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 12 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 24 Novembre 2011 alle 11:30 Cina, la crescita rallenta. E Pechino risponde con prestiti per infrastrutture e piccole imprese | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] sceso a 9,1% nel terzo), è probabile che in pochi mesi anche la previsione del 9,2% si riveli troppo ottimistica. Del resto, la Banca Mondiale ha previsto una contrazione [...]
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