
Mario Draghi, Presidente del Financial stability board (Credits:EPA)
Devono mettere mano al portafoglio. E pesantemente. Entro il 2016 le 40 principali banche del mondo dovranno aumentare il loro patrimonio di oltre 200 miliardi. E non c’è via d’uscita. Sono troppo grandi per fallire. E quindi devono rafforzarsi.
La pensano così i grandi del mondo che hanno già preparato la lista dei 40 nomi degli istituti di credito da presentare ufficialmente il prossimo 4 e 5 novembre a Cannes, al vertice dei capi di stato e di governo del G20. Si chiamano Sifi, Systemically important financial, le banche di importanza sistemica. E, per questo, impossibilitate a fallire, salvo non incorrere in un nuovo collasso dei mercati e del settore creditizio.
I nomi sono innanzitutto quelli delle maggiori istituzioni finanziarie statunitensi come Bank of America-Merrill Lynch, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan-Chase e Morgan Stanley. Tra le banche europee, invece, ci saranno la tedesca Deutsche Bank, le britanniche Hsbc, Royal Bank of Scotland e Barclays o le francesi Bnp Paribas e Société Générale.
Molto probabilmente, verrà incluso nella lista anche qualche nome italiano, a cominciare da Unicredit, la maggiore del nostro paese con un’esposizione internazionale, accompagnata forse dalla concorrente IntesaSanpaolo.
A preparare l’elenco delle Sifi è stato il Financial Stability Board (Fsb), l’organismo presieduto da Mario Draghi che riunisce i ministri finanziari, i governatori delle banche centrali e i presidenti delle autorità di vigilanza dei maggiori paesi industrializzati, il quale ha fissato dei paletti ben precisi per il rafforzamento patrimoniale degli istituti di credito.
Nello specifico, i più importanti gruppi finanziari mondiali dovranno avere il coefficiente che misura la loro solidità patrimoniale (Core tier 1) attorno al 9%, almeno 2 punti in più rispetto agli obiettivi fissati inizialmente per il 2013 dall’accordo di Basilea3.
Per raggiungere questi parametri, molte banche europee potrebbero necessitare presto di una robusta iniezione di liquidità, per un totale di oltre 200 miliardi di euro.
Secondo gli analisti di Credit Suisse, ad esempio, Unicredit avrà bisogno nei prossimi mesi di aumento di capitale nell’ordine di 11 o 12 miliardi, mentre IntesaSanpaolo dovrà raccogliere una cifra attorno a 3,8 miliardi.
Intanto, il direttore del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Cristine Lagarde, ha fatto capire chiaramente che gli aiuti statali alle banche non sono certo un serbatoio inesauribile. I sostegni pubblici, ha detto in sostanza Lagarde, verranno erogati in futuro soltanto agli istituti che svolgono attività commerciali e rappresenteranno delle misura estreme, da applicare nel caso in cui non siano disponibili altre risorse di capitale.
- Lunedì 17 Ottobre 2011
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Il 18 Ottobre 2011 alle 3:17 Economia e Finanza : Al G-20 le 40 banche troppo grandi per fallire ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 18 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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