Fiat e la rivoluzione del contratto di lavoro per i 70 mila dipendenti - L’ANALISI

Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

di Giuseppe Cordasco

L’amministratore delegato Sergio Marchionne ha incontrato i segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, con i quali ha concordato infatti un percorso comune che, sulla base degli accordi già chiusi per gli stabilimenti di Pomigliano e Grugliasco, dovrebbe portare alla definizione di un contratto di gruppo, valido per tutti i circa 70 mila dipendenti Fiat che, per la prima volta, sarà un’entità diversa e separata dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Una vera rivoluzione per il panorama industriale italiano.
Il tutto con la ferma opposizione di Cgil e Fiom che contestano sia la validità degli accordi già chiusi, sia quella di un futuro contratto che dovesse chiudersi sulla base dell’applicazione dell’articolo 8 dell’ultima manovra di governo.
Una querelle che, al netto delle diatribe più tipicamente politiche e sindacali, presenta degli aspetti giuridici rilevanti, che investono la futura applicabilità a tutti i lavoratori interessati dei contratti, tipo quello Fiat, che dovessero essere conclusi senza la piena unità sindacale.

“Se vogliamo affrontare in maniera seria la questione dobbiamo andare a monte” spiega Paolo Di Candilo, giuslavorista nonché collaboratore della cattedra di Diritto del Lavoro dell’Università Tor Vergata di Roma. “Tutto il problema nasce infatti dalla mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, che ha portato alla situazione vigente in cui il contratto collettivo nazionale non ha nessuna forza di legge. Si tratta solo di un accordo privato, che impegna in teoria  gli iscritti ai sindacati che lo firmano”.

Il risultato è stato che dal 1948 ad oggi, “la tenuta dei contratti è stata garantita soltanto dall’unità sindacale. Oggi che è saltata, si è posto un problema serio di validità dei contratti sottoscritti solo da una parte del sindacato. Un problema che si è cercato di risolvere con l’articolo 8 che, oltre a prevedere possibili deroghe al contratto nazionale, assicura anche che un contratto approvato da una maggioranza sindacale sia valido per tutti i lavoratori a cui si riferisce”.

Tutto a posto dunque? Neanche per sogno, perché la solidità di questa contestata norma è tutt’altro che assicurata. “L’articolo 8 presenta grossi rischi di costituzionalità” precisa Di Candilo ” perché non risolve il problema fondamentale della rappresentatività delle forze sindacali. Questo tema infatti investe questioni delicatissime che riguardano la democrazia e la partecipazione, e potrebbe essere affrontato proprio con una revisione o una riscrittura dell’articolo 39 della Costituzione. In mancanza di una soluzione di questo tipo, il rischio più imminente è che tutte le controversie contrattuali e sindacali finiscano in tribunale e alla fine a decidere sarà un giudice, non più i lavoratori”.

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Il 26 Ottobre 2011 alle 21:16 Economia e Finanza : Fiat e la rivoluzione del contratto di lavoro per i 70 mila dipendenti – L’ANALISI ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 26 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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richard-branson
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