Lettere a Bruxelles, una lunga storia italiana

Bruxelles pensa a una tassa sulle transazioni finanziarie (Credits: Flickr/dimnikolov)

Bruxelles pensa a una tassa sulle transazioni finanziarie (Credits: Flickr/dimnikolov)

Come due amanti, la storia dei rapporti tra Roma e Bruxelles si può ricostruire dallo scambio di missive. Soprattutto sul versante economico. La lettera con gli impegni dell’Italia inviata mercoledì pomeriggio dal governo Berlusconi a Bruxelles, infatti, non è che l’ultima di una lunga serie che ha segnato le principali vicende dell’economia italiana.

A partire da quella lunga lettera spedita da Bruxelles nel 2007 sull’esenzione Ici della Chiesa. La Ue voleva vederci chiaro a proposito e chiese una lista degli immobili della Santa Sede, l’indicazione del loro valore catastale, nonché dell’imposta che sarebbe annualmente dovuto per l’utilizzo di tali beni in assenza dell’esenzione (una stima non ufficiale è stata fatta invece dal Gruppo Re).

O la missiva inviata due anni prima a Roma dalla Commissione europea, in cui Bruxelles annunciava il lancio di una serie di iniziative contro le barriere d’ingresso alle libere professioni in Italia e i vincoli alle farmacie; iniziativa che diede poi l’impulso negli anni successivi del secondo governo Prodi alle ormai note “lenzuolate” di Bersani.

Sempre in materia di concorrenza e di libero mercato, nel 2006 fu l’allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro a inviare una lettera all’Antitrust europeo in cui assicurava che in merito alla fusione Autostrade - Abertis non ci sarebbero stati più ostacoli e che il governo si sarebbe impegnato in un test emendativo che superasse la contestazione del tetto al 5% per i diritti di voto dei costruttori. Il progetto di fusione, però, cadde nel vuoto.

Percorso inverso, invece, nel caso Alitalia. La Commissione europea nel 2008 spedì al ministro Frattini una lettera in cui contestava il prestito-ponte da 300 milioni euro all’ex compagnia di bandiera e che apriva una procedura per presunti “aiuti di stato” illegali.

Per concludere con l’ormai nota lettera scritta a quattro mani da Draghi e Trichet lo scorso 5 agosto, un documento strettamente confidenziale indirizzato al premier Berlusconi, in cui la Bce chiedeva impegni precisi al governo su liberalizzazioni, mercato del lavoro e contenimento dei conti pubblici.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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