Silvio Berlusconi a Bruxelles, liberalizzazioni e nuove pensioni per evitare la recessione - L’INTERVISTA

Il premieri Silvio Berlusconi a Bruxelles domenica 23 ottobre 2011 (Credits: AP Photo/Michel Euler)

Il premieri Silvio Berlusconi a Bruxelles domenica 23 ottobre 2011 (Credits: AP Photo/Michel Euler)

Liberalizzazioni, privatizzazioni, e innalzamento dell’età pensionabile fino a 67 anni, anche se rimane aperto il capitolo dei trattamenti di anzianità. E una richiesta: dare fiducia al nostro Paese fino ad agosto, quando la manovra del 2012 sistemerà tutto. Intanto la lotta all’evasione consentirà il pareggio di bilancio nel 2013, come promesso. E di evitare la recessione. Una brutta parola che, però, economisti, investitori e il Financial Times di questa mattina, già iniziano ad associare al nome “Italia”.

Con queste  misure per rilanciare l’economia, oggi il Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si presenterà al vertice Ue di Bruxelles, dopo una lunga trattativa con il leader della Lega, Umberto Bossi, conclusasi nella notte. Si tratta di provvedimenti ancora da definire nei dettagli, ma che verranno illustrati da Berlusconi per rasserenare i mercati finanziari e gli altri capi di Stato di Eurolandia. Del resto, che l’economia del nostro paese abbia bisogno di una scossa, tenendo però sotto controllo i conti pubblici, ora sono in pochi a negarlo.

La pensa così anche Fedele De Novellis, partner dell’istituto di ricerche economiche indipendente Ref, che avverte: “Se non verranno adottate velocemente delle riforme strutturali, nel prossimo biennio il nostro paese ha buone probabilità di tornare in recessione, con un calo del prodotto interno lordo dello 0,4% nel 2012 e dello 0,2% nel 2013″.

Il presidente della Commissione Europea, José Barroso, ha detto però che l’economia del nostro paese è solida, anche se procede a due velocità. Non è d’accordo?

Il sistema-Italia ha indubbiamente dei punti di forza, ma soffre di alcuni problemi cronici, che risalgono a molti anni prima dell’ultima crisi finanziaria. La concorrenza dei paesi emergenti, ma soprattutto troppi vincoli burocratici e legislativi impediscono al nostro paese di imboccare la strada della ripresa.

Cosa bisognerebbe fare, dunque?

Servono delle buone liberalizzazioni e uno snellimento dei processi burocratici e amministrativi, che soffocano la capacità produttiva delle aziende.

I soldi a disposizione sono pochi, però….

A dire il vero, le riforme che ho appena citato sono tutte a costo zero, cioè non avrebbero ripercussioni sulle casse dello Stato. Spesso si cade nell’equivoco di pensare che rilanciare lo sviluppo economico voglia dire, per forza di cose, aumentare anche la spesa pubblica.

E invece non è così?

Non necessariamente. Piuttosto, si potrebbe modificare il mix della spesa, sacrificando alcune voci a vantaggio di altre.

Ad esempio?

Qualche taglio sulle spese correnti, come la sanità e le pensioni, per dare più soldi agli investimenti produttivi come infrastrutture e ricerca.

Qual è lo stato di salute dei nostri conti pubblici?

Il problema è infatti a monte: l’Italia non cresce e le entrate fiscali languono. In queste condizioni, non è facile raggiungere gli obiettivi di bilancio prefissati. Purtroppo, nell’estate scorsa ci siamo infilati in un vicolo cieco: per tenere i conti a posto, sono state stata approvate delle manovre finanziarie molto restrittive, che rischiano però di deprimere l’economia.

Commenti

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Il 26 Ottobre 2011 alle 11:16 Economia e Finanza : Silvio Berlusconi a Bruxelles, liberalizzazioni e nuove pensioni per evitare la recessione – L’INTERVISTA ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 26 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

Il 27 Ottobre 2011 alle 7:25 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:

Avanti Popolo o alla riscossa No Global con bandiere rosso di sangue?
Si dice che Berlusconi è un Maiale ma non sanno che dal maiale non si butta niente!Ma nell’ideologia amata coccolata buttavano esseri umani nelle Foibe, a Cuba nelle Foibe dell’Atlantico, ora ditemi perchè mai fatto uno sciopero o solo un sit-in a Tienammen?Lo sapevate dei bus nascosti con trucidati nei fienili (triangolo rosso), mentre nell’amata Urss le Chiese diventavano fienili con vacche ed ora battono i marciapiedi in Europa?Ma che bravi proletari con Smartphone e computer….e penzìòne, tituli a gogò e il Popolo?Chi sarebbe Pantalone il fesso a pagare i conti dei disastri e degli scioperi Politici della Cgil?Basta equivoci: si decide chi deve fare Politica e Leggi:la Cgil o il Pd diventato Democratico?Intanto, noi pensionati e Cipputi&Son tiriamo a campà,io contadino arranco:ho spese per oltre 3000€ che non posso scalare, mentre “l’Onorevoli D’Alema,pianta vigne Rosse?” A me i soldi chi me li da? Ovvio, la Finanziaria (della mia stessa banca) con interessi del 38,78% poiché il prestito negato? Avanti Popolo col nome sulla scheda con poteri di Governare o mezze calzette a fare notai del Grande Vecchio che da sempre spenna i cittadini italiani.Avanti sì, ma non con gonzi pronti ad un :rigurgito brigatista da dimenticare e condannare.

Il 15 Dicembre 2011 alle 17:27 giancap47 ha scritto:

Per colpa del WTO, come nobili decaduti che considerano ineluttabile il loro declino, dovremo vendere, vendere e vendere BTP e pezzi dell’Italia agli stranieri all’infinito sino a diventare ospiti sgraditi di una terra non più nostra.

Tutti gli accordi del WTO hanno in comune alcuni punti micidiali, ribaditi e ripetuti come una litania in tutti i documenti:

1. Riduzione delle tasse doganali (dazi).
2. Trattamento di Nazione più favorita. Obbliga ogni Stato a trattare tutte le compagnie straniere allo stesso modo di quelle della nazione estera meglio trattata.
3. Trattamento nazionale. Obbliga i governi a trattare le compagnie straniere almeno allo stesso modo con cui tratta quelle nazionali. Questo principio mira a eliminare la possibilità di favorire i produttori locali.
4. Eliminazione delle restrizioni all’import-export delle merci.

Il problema è che questi principi sono giusti tra Nazioni con un costo della vita simile, ma, calati in una realtà molto differenziata, delineano un formidabile ambiente in cui la sovranità nazionale decade a favore delle società multinazionali.

A vent’anni di distanza si vedono gli effetti dello squilibrio creato dal GATT e dal WTO che hanno messo in competizione alla pari nazioni con un costo del lavoro di 25 € all’ora con nazioni con uno di 2 € !

Il lavoro si è tragicamente spostato in modo unilaterale, com’era sin troppo prevedibile ! Adesso i ns. politici piangono lacrime di coccodrillo per la ns. disoccupazione. L’hanno sottoscritta loro, magari prendendo mazzette dalle multinazionali !

Il WTO appare come un Patto Leonino, cioè un patto in cui una delle parti contraenti si prende tutto il guadagno e i costi li scarica sull’altra. Nel ns. caso, i Paesi sottosviluppati si arricchiscono troppo velocemente, mentre l’Occidente ne paga i costi sociali (deindustrializzazione, disoccupazione, taglio delle pensioni, aumento delle tasse, recessione, fuga dei cervelli, ecc.). Pensare che tale patto per la Legge italiana è nullo (Art. 2265 del Codice Civile), a tutela della parte soccombente che imprudentemente l’ha sottoscritto, perché la Legge presume che nessuno voglia deliberatamente nuocere a sé stesso e quindi presume che ci sia stato un raggiro.

Solo noi Paesi Occidentali, malati di democrazia, siamo stati così cretini da saper nuocere a noi stessi ! E’ così inverosimile quel che è successo che non si può non sospettare che la classe politica dell’Occidente (USA, Canada, e UE) si sia venduta alle lobby delle multinazionali. Preferisco pensare che un Renato Ruggiero si sia venduto, piuttosto che sia stato così stupido !

Il problema di oggi è che gli attuali professori non hanno ancora capito il disastro che è stato combinato dai loro lontani predecessori e quindi non si sono neppure posti il problema di trovare delle soluzioni, se non quella di iniziare a portarci gradualmente a guadagnare 2 € all’ora anche noi !

Il Brasile però la sua soluzione l’ha trovata: visto che non può tassare i prodotti importati, tassa le aziende che li importano. Hanno abbassato la tassazione della produzione al 25% e hanno portato all’ 80% quella sulle aziende importatrici di prodotti finiti, escludendo quindi le materie prime e la componentistica necessarie per la produzione locale. Perché non possiamo farlo anche noi ?

Il WTO è un patto scellerato a senso unico che sta lentamente distruggendo il mondo occidentale, specialmente dal 2001, da quando, come se non bastasse, abbiamo accettato anche la Cina ! Questa volta non sono i barbari ad aggredirci, ma noi a suicidarci !

Perché ci devono essere nazioni che crescono a due cifre grazie a nazioni che, per sostenere la loro crescita, devono andare in recessione ? Secondo me basterebbero degli aggiustamenti di piccole percentuali per farci crescere quel tanto necessario da non creare drammi sociali, senza sconvolgere la crescita degli altri.

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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