Disoccupazione, preoccupante ma non allarmante - L’INTERVISTA

(Credits: ANSA)

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di Giuseppe Cordasco

Le ultime rilevazioni Istat non dicono niente di buono. La disoccupazione a settembre è salita all’8,3% dall’8% di agosto. Siamo  tornati ai livelli del novembre 2010. Tradotto in soldoni significa che a settembre il numero dei senza lavoro ha toccato una quota di poco superiore ai 2 milioni, con un aumento del 3,8%. E tra i 15 e i 24 anni, i numeri sono spaventosi: la disoccupazione è balzata al 29,3% dal 28% di agosto, un livello che non si raggiungeva dal gennaio del 2004.I numeri sono preoccupanti ma non allarmanti come sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che riflette anche sulle conseguenze che avrebbe avuto sul mercato del lavoro un’ipotetica introduzione delle nuove misure sui licenziamenti.

Come giudica gli ultimi dati sulla disoccupazione?

Considerando il periodo di crisi che stiamo attraversando dobbiamo registrare il fatto che l’Italia tiene rispetto ad altre realtà. Basti pensare che in Francia siamo vicini ad un tasso del 10%.

E non la preoccupa neanche il 29,4% che riguarda i giovani?

Bisogna innanzitutto distinguere le diverse aree geografiche. Perché se è vero che in alcune zone del sud la disoccupazione giovanile tocca livelli del 35-40%, ci sono aree del Veneto dove siamo intorno al 15%, con punte di eccellenza in Trentino dove addirittura si scende sotto il 10%.

E da cosa dipende questa differenza?

C’ è un problema culturale di fondo. In molte zone del Paese c’è il mito della laurea, una sorta di status symbol, che crea migliaia di laureati in percorsi di studio che non hanno sbocchi lavorativi. In Trentino invece si segue un percorso diverso.

Quale?

Si segue il modello tedesco-austriaco che punta molto sulle scuole professionali dove si apprendono mestieri molto ricercati. Il tutto con un alto livello culturale visto che spesso i ragazzi parlano più lingue straniere e approfondiscono la propria preparazione fino a diventare maestri nella propria attività.

Ora in Italia si continua a parlare di una riforma del mercato del lavoro. Secondo una vostra ricerca però, i licenziamenti facili potrebbero non andare nella giusta direzione…

Abbiamo fatto una sorta di esperimento al contrario, immaginando la nuova norma applicata dal passato fino ad oggi. Il risultato sarebbe un tasso di disoccupazione pari all’11%, dunque superiore a quello attuale. Detto ciò però, il decreto che il governo vuole emanare conterrebbe tutta una serie di norme specifiche per giovani e donne, che potrebbe anche attenuare questo dato.

In conclusione secondo lei, una riforma del mercato del lavoro serve o no al Paese?

Assolutamente sì, perché  abbiamo una  grande flessibilità in entrata, ma non in uscita. Bisognerebbe intervenire  prevedendo delle forme di protezione per i disoccupati come avviene in Danimarca, e non la semplice cassa integrazione. Dobbiamo imparare a salvare il destino dei lavoratori, e non quello di aziende decotte che meriterebbero solo di fallire. Oggi invece per salvare i posti di lavoro si tengono in vita realtà produttive del tutto inefficienti.

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Il 2 Novembre 2011 alle 3:16 Economia e Finanza : Disoccupazione, preoccupante ma non allarmante – L’INTERVISTA ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 02 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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