
(Credits: Claudio Laurenti)
di Sandra Riccio
Dalla A alla Z: tutte le parole che abbiamo sentito in questi mesi e che riassumono la crisi mondiale che stiamo vivendo.
A come Agenzie di rating
Sono società specializzate nella valutazione del grado di rischio di un determinato debitore che può essere uno Stato, un ente oppure una società. Le agenzie di rating più conosciute a livello internazionale sono le tre sorelle americane Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Esprimono il proprio voto dopo aver studiato a fondo la situazione finanziaria ed economica dello Stato o della società da valutare da un massimo (AAA) a un minimo (D). Il giudizio assegnato dalle agenzie di rating è una bussola fondamentale che gli investitori istituzionali utilizzano per prendere le proprie decisioni.
B come BTp
È la sigla dei Buoni del tesoro poliennali. Si tratta in pratica di titoli di Stato italiani a medio-lungo termine e che staccano una cedola ogni sei mesi. Negli anni i titoli del debito italiano sono sempre stati considerati un porto sicuro per i risparmiatori. Le tensioni sul debito italiano, però, si sono tradotte in un sali-scendi sui listini.
C come Cds
È la sigla dietro cui si nascondono i Credit default swap. Si tratta di particolari derivati che sono scambiati sul mercato non regolamentato. I Cds vengono utilizzati come una “polizza assicurativa” per i grandi investitori che hanno in portafoglio titoli obbligazionari e che vogliono coprirsi dal rischio di fallimento di chi li emette. Per questa ragione, i Cds sono un vero e proprio termometro dello stato di salute di un Paese e del suo debito. Più sale il prezzo di uno specifico Cds riferito a un titolo di stato e maggiori sono i timori di fallimento del Paese.
D come Default
È il grande incubo di ogni investitore. Default è il termine tecnico che indica il fallimento di un Paese (o di un’azienda).
E come Eurobond
Gli eurobond sono un progetto, presentato da Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker, di titoli di Stato europei emessi dai Paesi che hanno adottato la moneta unica attraverso un’Agenzia europea del debito (Eda) a cui assegnare il mandato di sfornare titoli per un valore pari al 40% del Prodotto interno lordo dell’area euro. Tra le ipotesi proposte ci sarebbe anche quella di scambiare i titoli nazionali in circolazione con gli eurobond. Chi sostiene questo progetto ritiene che gli Eurobond siano la strada per superare la crisi europea del debito.
F come Fondo salva-stati (Efsf)
L’Efsf è il fondo europeo per la stabilità finanziaria (European financial stability facility) creato nel giugno 2010 dai 27 Paesi della zona euro. Può emettere bond con rating AAA per finanziare gli Stati in difficoltà. Le quote del capitale del fondo sono calcolate in proporzione a quelle detenute dai vari Paesi europei nella Banca centrale europea (Bce). La Germania è il Paese con la quota più consistente (27,13%), seguono Francia (20,38%) e Italia (17,91%). La Spagna è in quarta posizione con una quota dell’11,90%. Al momento, l’Efsf ha una portata di 440 miliardi di euro ma c’è al vaglio il progetto di potenziare la sua dotazione fino a mille miliardi.
G come Grecia
Dall’inizio del 2010 è l’epicentro della crisi del debito europeo e minaccia di contagiare anche gli altri Stati. A maggio è stato definito un piano di aiuti di 110 miliardi in tre anni mentre il Governo definisce i primi pacchetti di austerity. Il quadro non è però migliorato. Nel luglio del 2011 arriva un altro pacchetto di aiuti da 109 miliardi di euro mentre il governo è costretto a nuovi tagli e al varo di nuove e pesanti tasse. Il 20 settembre 2011 l’agenzia di rating Mood’s dà per certa una bancarotta greca.
H come Hedge fund
Sono fondi d’investimento speculativi con un alta propensione al rischio. Hanno una potenza di fuoco molto ampia rispetto a strumenti più tradizionali perché nelle loro operazioni utilizzano una leva elevata che gli consente di aumentare enormemente il capitale da investire. In genere, gli hedge fund adottano strategie d’investimento che gli consentono di muoversi in ogni tipo di mercato anche grazie a diverse forme di copertura del rischio. Da anni sono sinonimo di speculazione finanziaria.
I come Inflazione
È uno dei fantasmi che aleggia sulle economie mondiali. Il timore che la corsa dei prezzi possa rialzare la testa e incidere così sui consumi interni e sulla crescita economica spaventa Europa e Stati Uniti.
L come Lavoro
È uno dei temi centrali della manovra economica varata dal Governo italiano per garantire il pareggio di bilancio entro il 2013 e ridare fiducia al mercato. Definita come norme dei “licenziamenti facili” prevede la flessibilità in uscita dopo quella (già presente) in entrata.
M come Mercato (azionario)
È il palcoscenico su cui è andata in scena la crisi di questi ultimi anni a partire da quella dei subprime scoppiata negli Usa nell’estate del 2007. L’andamento delle principali piazze, Wall Street, Francoforte e Londra, in genere anticipa quello che sarà l’andamento dell’economia reale a livello globale. Anche per questo gli occhi sono stati puntati con preoccupazione sui crolli di indici come il Dow Jones di New York o il Dax di Francoforte che dall’estate del 2007 hanno perso oltre la metà del proprio valore per poi riprendere un po’ quota nel 2009 e ritornare a scendere a inizio 2011 sotto i colpi della nuova crisi del debito.
N come Negative
È la previsione peggiore che le agenzie di rating possono stabilire per un Paese sotto osservazione. Significa che nel medio-lungo periodo non si attendono buoni risultati in termini di solidità finanziaria di uno Stato e dunque della sua capacità di restituire il debito e i relativi interessi.
O come Obbligazioni
Sono titoli dati agli investitori in cambio del denaro prestato. Il loro valore è definito in anticipo come anche la data in cui dovrà essere restituito il prestito. Gli emittenti possono essere sia Stati sia enti pubblici, sia società private sia banche che si rivolgono agli investitori per finanziarsi. In cambio garantiscono un rendimento a chi acquista l’obbligazione e la restituzione della somma allo scadere del prestito.
P come Pigs
È un acronimo che viene usato per indicare i quattro paesi europei più a rischio: Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna. Con l’evolversi della crisi la sigla ha fatto spazio a una seconda “i”, quella dell’Italia.
Q come Quanitative Easing
È una parola giunta dall’America insieme agli effetti della crisi globale. Sta ad indicare la stampa di moneta da parte delle autorità preposte e la sua iniezione nel sistema. Di fatto è un modo per assicurare liquidità al mercato, in particolare in momenti in cui le banche non prestano denaro alle imprese che quindi non crescono e rischiano il fallimento con ripercussioni a catena su tutto il sistema.
R come Rating
È il vero protagonista di questa crisi del debito. Si tratta infatti del voto che viene assegnato dalle agenzie internazionali al debito di un Paese (vedere anche lettera A). In pratica misura l’affidabilità di chi è andato sul mercato per finanziarsi e sintetizza il grado di rischio. I voti sono presi a riferimento dagli investitori e ne orientano le decisioni. Non sempre però si sono mostrati attendibili: poco prima del fallimento, nel 2008 Lehman Brothers era valutata da Moody’s con il rating A2 (molto affidabile).
S come Spread
La parola spread indica una differenza tra due valori. Il termine è però utilizzato da qualche tempo soprattutto in riferimento alla diversità di rendimento tra titoli italiani a dieci anni (Btp) e gli analoghi titoli tedeschi (Bund), presi a riferimento dal sistema finanziario internazionale perché a basso rischio. In questo senso lo spread è diventato un barometro della crisi perché indica quanto i titoli di Stato devono pagare in più rispetto ai Bund per trovare investitori disposti ad acquistarli. Più sale lo spread, per esempio, e più l’Italia viene percepita come un Paese rischioso e dunque deve pagare tassi più alti che rendono più onerosa l’emissione di titoli di Stato.
T come Treasury
Sono i titoli di Stato americani con scadenza a medio-lungo termine, il corrispettivo dei nostri BTp e dei Bund tedeschi e stanno vivendo una stagione fortunata dato che, al pari dei Bund tedeschi (dell’oro e del franco svizzero), si sono conquistati un posto al sole nella categoria dei porti sicuri in cui navigare nelle fasi di tensione sui mercato.
V come Volatilità
È un altro misuratore della temperatura sui mercati. La volatilità esprime l’ampiezza dei sali-scendi sui listini di Borsa. C’è persino un indice che ne registra l’andamento: l’indice Vix detto anche “indice della paura” proprio perché rappresenta una misurazione della tensione sui titoli azionari quotati a New York. Se questo indice sale significa che il rischio di forti oscillazioni di prezzo delle azioni è in crescita. E agli investitori dice che è il momento di essere cauti.
Z come Zero crescita
È il fantasma che aleggia sull’Europa e non solo. Il tema del debito è infatti legato a doppio filo al rallentamento della crescita economica di un Paese. Un’economia che non cresce “produce” minori entrate (ricchezza) e impedisce di ripagare gli interessi sul debito.
- Lunedì 31 Ottobre 2011
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Commenti
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Il 1 Novembre 2011 alle 22:18 Economia e Finanza : G20 e la crisi dalla A alla Z ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 01 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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