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Hu Jintao tende una mano all'Europa (Credits: AP Photo/Kin Cheung)
La Cina ha espresso l’auspicio che l’Europa applichi il piano di salvataggio della Grecia, dopo che il premier ellenico George Papandreou ha indetto una consultazione popolare sul programma. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hong Lei, ha detto che la Cina “ha preso atto” dell’annuncio del referendum e che “spera che l’Europa possa onestamente applicare l’importante piano per risolvere la crisi”. Un annuncio da non sottovalutare. Perché al G20 che inizierà domani, la potenza asiatica è stata corteggiata per svolgere un ruolo determinante.
Un paio di giorni fa Klaus Regling, amministratore delegato del fondo salva-stati (Efsf), è volato a Pechino per chiedere al governo della Repubblica popolare di acquistare titoli del fondo per un importo complessivo di cento miliardi di dollari. Tutto questo nonostante i paesi asiatici, con la Cina come massimo investitore naturalmente, abbiano già comprato il 40% dei bond emessi dal fondo. Per precauzione, Pechino ha già messo le mani avanti precisando che è prematuro immaginare che nel corso del G20 possa essere raggiunto un accordo definitivo.
Il vice Ministro degli Esteri Cui Tiankai è convinto che questa riunione del G20 dovrebbe occuparsi esclusivamente della crisi del debito sovrano che ha colpito i paesi sviluppati e dei problemi che l’aumento sempre meno controllato delle pressioni inflazionistiche sta creando in tutto il mondo. Ecco perché il presidente Hu Jintao, pur ricordando da Vienna che la Cina è più che disponibile ad aiutare il Vecchio Continente in questo momento di difficoltà visto che “tutti i paesi sono sulla stessa barca e devono aiutarsi a vicenda facendo in modo che l’Europa ritorni in salute“, non ha smentito le dichiarazioni dei suoi ministri. Tutti d’accordo nel ribadire che “Pechino ha già investito abbastanza nell’Efsf. E per quanto sia oggi allo studio la possibilità di acquistare altri bond, ci vorrà ancora molto tempo per finire di valutare la situazione e decidere a quali paesi destinare nuovi investimenti”.
Anche perché, non va dimenticato, l’economia cinese sta progressivamente rallentando, e il partito non può permettersi di buttarsi nel salvataggio dell’Europa, per quanto quest’ultima rappresenti un mercato fondamentale per le esportazioni della Repubblica popolare, trascurando i suoi problemi interni. Non solo: Pechino ha sempre chiesto all’Europa di concederle, “in cambio”, che Bruxelles le riconosca lo status di economia di mercato e la aiuti ad eliminare una serie di barriere alle esportazioni e a taluni investimenti provenienti dall’Oriente. Ma il Vecchio Continente ha risposto che “non sarà il G20 di Cannes il luogo giusto per discutere di queste questioni”. Infine, è molto probabile che il partito consiglierà anche agli investitori privati di non spostare i loro capitali in Europa fino a quando i paesi non avranno riportato in equilibrio i conti pubblici. A conferma di quanto sia improbabile che la percentuale di bond europei in mano alla Cina aumenti entro la fine della settimana…
- Mercoledì 2 Novembre 2011
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