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(Credits: AP Photo/Luca Bruno)
Solo Unicredit tra le italiane, in una lista di 29 nomi che include i maggiori colossi finanziari internazionali, dalle statunitensi Bank of America e Citigroup, fino ai big europei come Hsbc, Barclays, Deutsche Bank o le francesi Bnp Paribas e Société Générale. Sono questi alcuni componenti dell’elenco delle Sifi (Systemically important financial), le banche di importanza sistemica che non possono fallire, onde evitare il rischio di un nuovo crack dei mercati e del settore creditizio. E che, proprio per questo motivo, devono rafforzare il loro patrimonio.
La lista è stata presentata al vertice del G20 di Cannes dal Financial Stability Board (Fsb), organismo che riunisce i ministri economici e le massime autorità finanziarie dei paesi industrializzati e che oggi è stato diretto per l’ultima volta da Mario Draghi, neo presidente della Banca Centrale Europea.
A partire dal 2012, i 29 istituti inclusi nell’elenco dovranno effettuare una massiccia scorta di liquidità per portare il coefficiente che misura la loro solidità patrimoniale (Core Tier 1), ben al di sopra della soglia del 7%, prevista dai parametri di Basilea3. Il “cuscinetto aggiuntivo” stabilito è compreso tra l’1 e il 2,5%, più un ulteriore 3,5% per alcuni istituti di particolare importanza sistemica, i cui nomi sono però ancora da stabilire.
Risultato: il coefficiente di alcuni big bancari internazionali potrebbe superare addirittura il 10%, una soglia considerata fin troppo alta da alcuni osservatori. “Si tratta di una misura necessaria, anche se dura da digerire”, dice invece Corrado Caironi, investment strategist della società di consulenza R&CA Ricercaefinanza.it, gestore di lungo corso ed ex direttore investimenti per l’Italia di Merrill Lynch.
Secondo Caironi, bisogna infatti capire che “la crisi finanziaria dell’ultimo triennio ha cambiato il mondo e che i paesi industrializzati non possono più permettersi il lusso di rischiare una nuovo collasso del sistema creditizio”. Tuttavia, la strada che conduce a un rafforzamento patrimoniale delle banche non sarà facile.
Molti istituti avranno infatti la necessità di effettuare massicci aumenti di capitale che “rischiano di scontentare gli azionisti, costretti a metter mano al portafoglio per non subire un rimpicciolimento delle proprie quote di partecipazione” aggiunge Caironi.
Le incognite sulle ricapitalizzazioni riguardano naturalmente anche le banche italiane, a cominciare da Unicredit che, il prossimo 14 novembre, con la riunione del consiglio di amministrazione, potrebbe mettere già in cantiere un aumento di capitale tra 4 e 7 miliardi circa.
- Venerdì 4 Novembre 2011
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Il 5 Novembre 2011 alle 6:17 Economia e Finanza : G20, Unicredit nella lista di Draghi delle banche da rafforzare ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 05 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 10 Novembre 2011 alle 15:03 G20, Unicredit nella lista di Draghi delle banche da rafforzare | bluhost.cu.cc ha scritto:
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