
(Credits: AP Photo/Altaf Qadri)
Abbiamo già scritto che, in India, le aree urbane non sono in grado di accogliere “l’esodo infinito dei disperati” che, senza lavoro ne’ aspettative per il futuro, si sposta di città in città nella speranza di poter trovare, prima o poi, un luogo che possa offrire l’opportunità di vivere in maniera decente. Eppure, dopo tanti tentativi è possibile che questo esercito di indiani si ritrovi a tornare nei villaggi di origine dove, nel frattempo, dei giovani pieni di energia stanno cercando di cambiare il destino di enormi aree attualmente poco produttive. Un tentativo che, se avrà successo, potrà stravolgere il destino economico del subcontinente.
In India ci sono ben 700 milioni di persone che dipendono dai profitti ricavati dalla terra, e se da molti stati gli agricoltori sono costretti a scappare perché i loro campi danno pochi frutti, in altri una ricerca di Goldman Sachs ha confermato che i consumi stanno esplodendo. Le vendite di telefoni cellulari, motorini e beni di consumo di vario tipo sono aumentate dal 10 al 15% nel 2010 (fino al 70% se si prende come punto di partenza il 2005), essenzialmente perché i villaggi che hanno puntato sulla meccanizzazione agricola sono stati prontamente ripagati in termini di produttività e guadagni.
In moltissime realtà l’aumento dei profitti ha permesso anche di aumentare i salari, da qui l’incremento dei consumi. E dopo tanti tentativi, spesso falliti, di meccanizzazione, gli agricoltori del subcontinente si sono resi conto che il loro recente successo non sarebbe mai arrivato se non avessero deciso di acquistare un trattore. Molti di loro si sono indebitati per acquistarne uno, ma sono bastati pochi mesi per ammortizzare la spesa. Anche perché il governo continua ad aiutare gli agricoltori-imprenditori concedendo loro agevolazioni fiscali e carburanti a prezzi stracciati. Così mese dopo mese aumenta il numero di giovani disposti a rimanere in campagna a far fruttare le terre ereditate dai genitori.
Gli esperti hanno calcolato che nel 2011 le vendite di trattori potrebbero aumentare del 15%. Solo tra gennaio ed aprile ne sono stati acquistati poco meno di 220 mila. Un trend che ha permesso al principale produttore locale, Mahindra & Mahindra, di trasformarsi nell’azienda che vende più trattori al mondo, superando persino gli americani di John Deere. Un dato, questo che è positivo non solo perché stimola la crescita indiana in una fase di crisi globale. Ma anche perché permette di immaginare un destino diverso per quella che da anni viene indicata come la seconda grande potenza asiatica a cui, però, mancano le basi per diventare effettivamente “grande”.
L’India è sempre stata presentata come un paese che ha seguito un modello di sviluppo alternativo, trainato dai servizi. Ma dopo essersi resi conto che i profitti del terziario non sono bastati a finaziare l’industrializzazione massiccia, la creazione di infrastrutture e, soprattutto, a risolvere i problemi della grande povertà , anche gli analisti più scettici si sono convinti che sarebbe più conveniente tornare indietro e seguire un modello di sviluppo più tradizionale. Puntando, prima di ogni altra cosa, a rendere più produttive le campagne.
- Lunedì 7 Novembre 2011
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