

Helmut Kohl, cancelliere tedesco dal 1982 al 1998
di Stefano Cingolani
Instabilità, conflittualità politica, cambio improvviso delle prospettive, annunci, promesse e marce indietro, riforme mancate, tutto ciò ha un effetto negativo sull’economia. Stiamo parlando dell’Italia del 2011? No, della Germania del 1998. Eppure, il parallelo è impressionante. Ancor più se scaturisce da un ponderoso articolo accademico di prossima pubblicazione sulla prestigiosa Review of Economics and Statistics dell’Università di Harvard.
Gli autori sono Francesco Giavazzi dell’Università Bocconi e Michael McMahon dell’Università di Warwick. Il loro studio è cominciato quando entrambi erano alla Banca d’Inghilterra, e non si basa su uno schema astratto infilato in un computer, ma su una rigorosa ricerca, incrociando strumenti analitici di discipline diverse, come spiega Giavazzi a Economy. L’incertezza sul futuro spinge a portare fieno in cascina; sale il risparmio e aumenta l’offerta di lavoro, ma ciò riduce la crescita perché comprime i consumi. In sostanza, comportarsi da formichine non fa del bene all’economia nel suo complesso. Sono conclusioni che vanno al di là di un caso specifico analizzato con la lente dello scienziato. E ben oltre la Germania di 13 anni fa.
Che cosa succede in quel fatidico 1998? L’era di Helmut Kohl volge al tramonto, le elezioni politiche sono le più combattute del dopoguerra, i due principali partiti, la Cdu e la Spd, si scambiano colpi bassi. I cristianodemocratici del cancelliere annunciano una riforma delle pensioni come ultima spiaggia per salvare l’economia sociale di mercato. I socialdemocratici di Gerhard Schröder s’impegnano a revocarla in caso di successo. Vincono, Kohl lascia e la riforma salta. Questo il contesto nel quale si svolge l’indagine campione su duemila individui, che fornisce il materiale vivo a Giavazzi e McMahon.
Gli autori mostrano che il risparmio cresce in maniera consistente a causa dell’aumento dell’incertezza sui redditi futuri. Infatti, una famiglia che risparmiava l’8,9% del reddito disponibile nel 1998, arriva al 15,9% nel 2000. Non solo: anche l’offerta di lavoro cambia. «Analizzando i comportamenti di tutti i membri di un nucleo familiare in età lavorativa, si vede che il lavoro part-time viene utilizzato in risposta alla maggiore incertezza. Per esempio, un capofamiglia che lavorava solo part-time ha aumentato le sue ore di lavoro da 10 a 19 ore a settimana» continua Giavazzi.
Tre i maggiori contributi della ricerca. In primo luogo, attraverso l’utilizzo di un esperimento quasi naturale, lo studio offre un innovativo metodo per misurare il risparmio precauzionale. Il secondo risultato evidenzia come l’offerta di lavoro si adegui grazie a un maggiore utilizzo del lavoro part-time. Infine, indipendentemente da quale sia la fonte di incertezza, le «guerre di attrito» tra i partiti politici hanno effetti economici negativi perché spingono a consumare di meno e, di conseguenza, rallentano lo sviluppo.
Quale lezione trarre? «Il comportamento precauzionale conferma la teoria economica contemporanea» commenta Giavazzi. «L’aspetto più sorprendente riguarda il lavoro a tempo parziale e, probabilmente, lo straordinario».
Secondo una interpretazione diffusa, la crisi da domanda interna con la quale la Germania si è presentata all’appuntamento dell’euro ed è durata fino al 2002 è conseguenza di questa incertezza proseguita durante tutto il primo governo Schröder, tanto che nel secondo mandato il leader socialdemocratico ha cambiato linea, ha realizzato una riforma delle pensioni seppur diversa da quella di Kohl e ha cambiato il mercato del lavoro. Due scelte che hanno preparato il boom tedesco di questi anni. La variabile politica, dunque, si incorpora in modo determinante nei fattori che determinano lo sviluppo.
Il paragone con l’Italia viene da sé. Con una indagine del genere qui e ora, che cosa scopriremmo? Nel 1993 Ignazio Visco (oggi neogovernatore di Bankitalia) con Luigi Guiso, entrambi all’ufficio studi della Banca d’Italia, studiarono i comportamenti delle famiglie. Era un anno di massima instabilità, dopo il crollo della lira, la stangatona di Giuliano Amato, il disfarsi del sistema politico sotto i colpi di Mani pulite. Ebbene, i consumi si ridussero di tre, quattro punti di Pil.
Oggi, però, la propensione al risparmio diminuisce, come ha lamentato Mario Draghi: dieci ani fa era tra le più alte d’Europa e adesso stiamo sotto la media. «Molte famiglie sono allo stremo» dice Giavazzi «e sono costrette ad attingere al denaro messo da parte negli anni precedenti. In più, debbono mantenere i giovani che non hanno lavoro».
La riforma delle pensioni, invece, non creerebbe reazioni sfavorevoli. «La gente capisce che saranno comunque più basse e un aumento dell’età lavorativa consente di aumentare i redditi».
E le nuove norme sui licenziamenti? «In questo caso, l’effetto rischia di essere contraddittorio. La flessibilità in uscita, una volta giunta a regime, apre la possibilità di nuovi posti di lavoro regolari. Ma nel frattempo che succede?». C’è la cassa integrazione. «Vero, ma non vale per tutti. In assenza di una buona indennità di disoccupazione, aumenta la frammentazione del mercato. Non solo. Prendiamo un caso tipico di riconversione aziendale: Tenaris a Dalmine ha messo tremila lavoratori in cassa integrazione; tutti sanno che non rientreranno mai perché il gruppo Rocca delocalizza e si concentra in Argentina.
Ora la copertura sta scadendo. Bergamo è un’area dove c’è lavoro, ma la cassa ha dato l’illusione di poter ritrovare il posto alla Dalmine una volta passata la bufera. E gli operai si sono lasciati sfuggire chissà quante occasioni sotto il naso. Insomma, la cassa integrazione va bene nelle crisi congiunturali, non per affrontare crisi strutturali. Occorre, dunque, una riforma organica degli ammortizzatori».
Instabilità politica, conflittualità, misure annunciate come ultima spiaggia e poi ritirate, tutto ciò provoca effetti perversi: per mettersi al riparo rispetto a un futuro oscuro, si consuma meno, si cresce meno e il futuro si fa ancora più cupo. Quello di Giavazzi e MacMahon è uno studio di un caso emblematico che parla a tutti, Italia in primis.
- Martedì 8 Novembre 2011
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Il 9 Novembre 2011 alle 5:16 Economia e Finanza : Crisi, per uscirne si deve fare come la Germania nel 1998 ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 09 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 9 Novembre 2011 alle 19:36 Crisi del 1998 ha scritto:
[...] Crisi, per uscirne si deve fare come la Germania nel 1998 [...]
Il 13 Novembre 2011 alle 2:47 r.gianfranco ha scritto:
la medicina per la crisi italiana?: riduzione dei parlamentari, magari due deputati per ogni regione ed un senatore per ogni regione; riduzione stipendi parlamentari e statali (compreso militari) sino ad un massimo di 5000,00 euro (comprensivi di vitalizi ecc ecc); locazione (no privatizzazione!) dei beni statali e demaniali per favorire lo sviluppo turistico ricettizio; legge per poter scaricare in denuncia dei redditi qualsiasi acquisto fatto (anche 1%); trasformare l’evasione fiscale da sanzione amministrativa a reato penale (sanzioni: carcere, pagamento del totale dell’importo evaso con la maggiorazione di sanzioni ed interessi e nei casi più gravi confisca dei beni anche se solo in possesso e non solo titolare); trasformazione degli albi professionali in società a responsabilità totale. già con questo sistema si otterrebbero: riduzioni costi politica (sui parlamentari, sulle loro spese e sulle auto blu, ecc ecc); nascerebbero nuovi posti di lavoro dati dalla locazione dei beni statali e demaniali con conseguente crescita dei privati, imprenditori e società; riduzione della spesa pubblica; controllo incrociato tra chi acquista e chi vende con naturale e facile lotta all’evasione fiscale; repressione vera e propria dell’evasione fiscale; liberalizzazione delle professioni con la conseguenza che tutte le società comportano (maggiore controlli sulle peculiari responsabilità e sulle entrate). dopo ciò una bella riforma della magistratura e delle leggi penali (ovviamente la legge per essere uguale per tutti deve contenere delle pene secche ovvero non un arco di tempo da infliggere ma un ben determinato tempo uguale per tutti!) che ne pensate?
http://it.toluna.com/opinions/.....fatevi.htm
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