
Mario Monti al Workshop Ambrosetti a Cernobbio (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)
di Sergio Luciano
Un marziano a Roma: ci vorrebbe Flaiano per anticipare il probabile esito di un eventuale, verosimile, avvento di Mario Monti alla guida di un governo tecnico che piloti l’Italia lungo la rotta eterodiretta dall’Unione europea, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale. Perchè la compatibilità tra l’illustre economista, presidente della Bocconi ed ex commissario europeo per la concorrenza, e la politica italiana di oggi, di ieri e di sempre è pari a zero, come quella del famoso marziano del corrosivo narratore pescarese.
Nel bene – perchè è sempre stato immune da correnti, conventicole e parrocchiette – e nel male, perchè è inverosimile che uno così possa governare sul serio e a lungo un Paese come il nostro: se non altro, non per più di un breve mandato da commissario di salute pubblica.
Il tragico entertainment quotidiano offerto dai politici, seguito con passione dai cittadini che pure lo disprezzano, consente agli uni e agli altri di distrarsi, ha detto per esempio Monti in una famosa intervista. Altrimenti, bisognerebbe occuparsi di questioni più noiose. Ad esempio, del fatto che in altri Paesi si sta lavorando per preparare ai propri figli un’economia e una società dinamiche, non un Paese di cui a volte, pur amandolo, ci si vergogna. Chiaro?
E c’è un precedente che la dice lunghissima sulla totale indisponibilità ai compromessi del professore. Si deve risalire al 1990 quando Monti, da due anni vicepresidente della Comit (che era ancora controllata dall’Iri), ebbe la brutta sopresa di veder proporre dall’azionista pubblico altre due vicepresidenze di pretta derivazione partitica: Camillo Ferrari, area dc, e Vincenzo Palladino, socialista (finito poi nelle maglie di Tangentopoli).
Pur dolente di dover in qualche modo sfiduciare la comunque credibile presidenza di Sergio Siglienti, il neonominato Monti prese carta e penna per dimettersi dall’incarico: “Mentre esprimo gratitudine per la fiducia confermatami” scrisse “la prego di non dare corso alla proposta della mia conferma a vice presidente. Si tratterebbe di un incarico essenzialmente formale, non giustificato da esigenze funzionali, non in linea con la tradizionale sobrietà della struttura di vertice della banca. Poichè non intendo contribuire a tale evoluzione, chiedo di essere sollevato dalla vicepresidenza”.
Chiaro, no? E se non lo fosse abbastanza, per capire di che pasta è fatto Monti basti ripensare al suo itinerario di commissario Ue alla concorrenza. In un’intervista al Corriere della Sera, nel 1996, spiegò la sua durissima linea contro Microsoft: “La posizione dominante di Microsoft ha fatto sì che negli anni chiunque innovasse fosse scoraggiato dall’investire. Penso a Netscape con il browser o a Real Networks con i media player. È vero che quando si acquista un auto si trovano già dentro radio e accendino ma non c’è nessun costruttore di auto che abbia il 96% del mercato”.
Ineccepibile. Ma nessun’altro, prima, aveva avuto il coraggio di sbattere questa verità sul muso di Bill Gates.
Detto questo, che Monti sia simpatico, proprio no. Che abbia empatia popolare, manco a parlarne. Che sia un trascina-popolo, figuriamoci. Un commissario ad acta, questo sì. Ad acta di Bruxelles. Ah, Monti è nato 68 anni fa a Varese. Come la Lega Nord. Ma che c’entra, a Varese è nato anche Dario Fo.
- Martedì 8 Novembre 2011
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Commenti
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Il 8 Novembre 2011 alle 15:07 cantastorione ha scritto:
…praticamente tutti i rompiglioni nascono a ….Varese?….
Il 10 Novembre 2011 alle 15:09 Un Governo tecnico non basta. Serve la maggioranza politica per fare le riforme. | bluhost.cu.cc ha scritto:
[...] questa settimana è decisiva. L’alternativa all’attuale esecutivo più gettonata è quella del “governo tecnico”. Ma non basta essere dei “tecnici” per modernizzare il Paese. Occorre che ci sia una [...]
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