Molly Katchpole, la giovane che ha messo in ginocchio Bank of America

Molly Katchpole (Credits: AP Photo/Cliff Owen)

Molly Katchpole (Credits: AP Photo/Cliff Owen)

Nel 2010, Bank of America ha investito 1,9 miliardi di dollari in pubblicità. Un anno più tardi, la reputazione del secondo più grande istituto bancario degli Stati Uniti, un gigante da 111,3 miliardi di dollari di fatturato (dati 2010), è stata messa in ginocchio da una neolaureata di 22 anni che guadagna 400 dollari a settimana con due lavoretti part-time, fra cui quello di baby sitter. «Quando ho sentito che Bank of America avrebbe addebitato cinque dollari al mese a chi possiede una carta di debito, mi sono detta: “Ne ho abbastanza”», ricorda Molly Katchpole che, davanti a sè ha un debito d’onore (il prestito sostenuto per mantenersi all’università) di 40mila dollari da ripianare e 2.200 dollari sul proprio conto corrente.

La decisione di Bank of America di addebitare ai clienti una commissione mensile cerca di compensare i mancati introiti previsti dal “Durbin Amendment”, l’emendamento varato con l’obiettivo di abbassare i prezzi al dettaglio che, a partire dal 1° ottobre, limita i prelievi fatti sui rivenditori ogni volta in cui viene accettata una carta di debito, in media 44 centesimi di dollari a transazione.

Pochi centesimi di dollaro che sommati, secondo le stime di Rcb Capital Markets, si traducono per gli istituti finanziari che emettono carte di debito in oltre un miliardo di dollari in mancate entrate. Invece di chiudere il conto e cambiare banca come tutti suggerivano, Katchpole ha fatto quello che nessun direttore marketing, nessun consulente, nessun esperto aveva previsto quando è stata presa la decisione di imporre una commissione sulle carte di debito.

La neolaureata, infatti, ha scritto una petizione su www.change.org, il sito fondato da Ben Rattray che pubblica petizioni e mobilita campagne collettive. Da quanto è nato, quattro anni fa, Change.org ha diffuso più di 50 mila petizioni in oltre 30 Paesi. Con 500mila nuovi utenti al mese e mille nuove campagne ogni settimana, la piattaforma digitale vanta almeno una vittoria al giorno combattuta, e questa è la chiave del suo successo, principalmente su base locale.

Grazie alla viralità della rete, in poche settimane, oltre 300mila persone hanno firmato l’appello pubblicato da Katchpole che, molto semplicemente, recita: “Quando siamo stati colpiti dalla recessione, abbiamo dato a Bank of America miliardi di dollari con la manovra del “bailout” (salvataggio). La ricompensa sono commissioni più alte per gli stessi servizi. A un certo punto, bisogna dire che la misura è colma”.

Una parte del Pil degli Stati Uniti, infatti, è stata destinata alle banche per scongiurare fallimenti a catena, con grave impatto sul debito pubblico americano. Il 1° di novembre, a un mese di distanza dall’introduzione della commissione per i correntisti, l’istituto finanziario ha annunciato il ritiro del provvedimento.

Bank of America non ha dichiarato se e fino a che punto la petizione di Katchpole abbia influenzato la decisione, ma ha parlato di generici “feedback” da parte dei clienti e della comunità. La vittoria di Katchpole, figlia di un macchinista e di una fisioterapista di Rhode Island, va oltre la banca destinataria della petizione: le altre istituzioni finanziarie, come JPMorgan Chase, SunTrust o Wells Fargo che avevano considerato l’introduzione della commissione, infatti, hanno tirato il freno a mano.

I consumatori, invece, si sono accorti di avere una marcia in più per far sapere quello che pensano, al prezzo infinitesimale di un click.

Commenti

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Il 10 Novembre 2011 alle 15:07 Molly Katchpole, la giovane che ha messo in ginocchio Bank of America | bluhost.cu.cc ha scritto:

[...] Lascia un commento [...]

Il 14 Novembre 2011 alle 11:13 La vera lezione di Zuccotti park | Pino Bruno ha scritto:

[...] “Molly Katchpole, 22 anni, di Washington, ha reagito contro la decisione della Bank of America che pretendeva cinque [...]

Il 17 Novembre 2011 alle 6:44 La mancanza di moralità del mondo finanziario sembra aver trovato un contropotere con cui non aveva fatto i conti: i suoi stessi clienti ha scritto:

[...] “Molly Katchpole, 22 anni, di Washington, ha reagito contro la decisione della Bank of America che pretendeva cinque dollari per le operazioni con il bancomat, una misura che anche altre banche pensavano di introdurre. La ragazza ha pubblicato la sua protesta su internet. In poche ore 300mila persone si sono unite a lei, le banche hanno rinunciato al prelievo e i mezzi d’informazione ne hanno parlato”. Lo ha ricordato qualche giorno fa Manuel Castells in un suo intervento su La Vanguardia a proposito del movimento Occupy Wall street. Senza voler enfatizzare il ruolo della rete, ecco un inequivocabile gol segnato dal movimento – tutto statunitense – nato e cresciuto sul web e sui social network. Far fare un passo indietro alla potente Bank of America e ai suoi succedanei non è cosa da tutti i giorni. Ecco, quando in Europa e in Italia la protesta riuscirà a produrre gli stessi effetti, potremo finalmente parlare di cittadinanza digitale. [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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