
Il Senatore a vita Mario Monti (Credits:EPA/JONATHAN BRADY)
di Sergio Luciano
“Piuttosto che una nomina di partito, un bidello della Bocconi”. Chi attribuisce questa battuta a Mario Monti, presidente del consiglio in pectore dopo la nomina a senatore a vita incassata da Naolitano, mente sapendo di mentire, per il semplice fatto che Monti battute non ne fa. Tantomeno sulle nomine ministeriali che presto dovrà pronunciare. In fatto di riservatezza, la Turandot era una dilettante. E nemmeno i collaboratori più stretti hanno potuto riferire qualche confidenza del neo-eletto senatore a vita, e prossimo presidente incaricato del consiglio dei ministri, sulle designazioni che sta certamente valutando in queste ore per i dicasteri del suo futuro governo di salvezza nazionale. Già, perchè il presidente della Bocconi, l’asso nella manica di Napolitano, il coniglio che il Quirinale ha tirato fuori dall’elmo di Scipio per salvare la baracca, è addirittura algido, nel suo riserbo. Quindi le congetture restano tali. Senza conferme. Ma ciò non toglie che tutti le facciano.
Giuliano Amato, ad esempio: che entri in squadra, lo pensano tutti. Su quale poltrona, è un rebus. Non sfigurerebbe su nessuna di quelle che contano: né su quella di Frattini, alla Farnesina; né su quella di Nitto Palma alla Giustizia. O, perchè no, agli Interni. Improbabile per lui l’Economia, dove starebbe bene un supertecnico, visto che la linea la detterà personalmente Monti – o meglio, applicherà quella dettata da Bce e Unione europea – e che chiunque sostituisca Giulio Tremonti a via Venti Settembre fungerà più che altro da viceministro.
E allora le ipotesi convergono su cinque nomi, tre “in pole” e due riserve: Guido Tabellini, l’economista bocconiano considerato il Monti giovane; Domenico Siniscalco, ex direttore generale e poi ministro del Tesoro; Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. In panchina, Vittorio Grilli e Lorenzo Bini Smaghi: depotenziati dalle rispettive recenti mosse. Il primo, per aver tenacemente perseguito la sfida dell’avvicendamento a Draghi in Bankitalia senza peraltro vincerla e finendo tritato dalla frustrazione del suo mentore Tremonti e dall’aver fatto sapere che sarebbe pronto un suo passaggio in una megabanca d’affari globale (c’è chi dice la temibile Goldman Sachs).
Il secondo, per aver a sua volta fatto la parte dello schizzinoso rispetto alle pure allettanti offerte (l’Antitrust soprattutto) riucevute dal governo Berlusconi per lasciare il seggio ricoperto alla Bce a favore di un francese, come richiesto dal governo di Parigi.
Alla Giustizia, a parte il jolly-Amato, spunta qualche altra carta credibile, come il costituzionalista Vladimirio Zagrebelski, fratello di Gustavo, tra i pochi italiani ad essere stato consiglieri alla Corte di Giustizia europea. C’è chi vagheggia una scelta più filo-procure, addirittura Francesco Saverio Borrelli, che rappresenterebbe però uno schiaffo in pieno volto al Pdl.
Altre poltrone cruciali. Il welfare, stretto tra le riforme di pensioni e lavoro, intimate dall’Unione europea, e le chiusure dei sindacati e della Lega su entrambi i fronti. Lo sviluppo economico, dove non stonerebbe un imprenditore, ma non circola il nome di Montezemolo, semmai quello del prodiamo Piero Gnudi.
E naturalmente, il sottosegretariato alla presidenza del Consiglio. Improbabile – dicono i montiani di vaglia – la permanenza di Letta, a meno che non l’abbia promessa Napolitano a Berlusconi.
- Giovedì 10 Novembre 2011
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Commenti
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Il 11 Novembre 2011 alle 7:16 Economia e Finanza : Mario Monti e la squadra del Governo tecnico ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 11 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 11 Novembre 2011 alle 12:54 cini ha scritto:
Giuliano Amato si colloca tra i maggiori super privilegiati politici italiani, pertanto non dovrebbe far parte della squadra del governo tecnico di Mario Monti per ragioni ovvie.
Non sarebbe sicuramente disposto ad accettare un dovuto radicale ridimensionamento di indecenti privilegi che i nostri politici si sono assegnati nel corso di decenni fino al punto di essere definiti come una casta.
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