
Nassim Nicholas Taleb, autore del libro The Black Swan (Credits: La Presse)
Si chiama Nassim Nicholas Taleb ma nel mondo lo conoscono come l’autore del bestseller “Il Cigno nero” (The Black swan) quello che Il Sunday Times ha definito uno fra i dodici libri più influenti dopo la seconda guerra mondiale. Oggi dopo aver teorizzato che il collasso finanziario del 2008 fosse un evento caratterizzato da tre variabili (imprevedibilità, elevata magnitudo e identificazione come causa scatenante a posteriori) torna a ribadire le proprie teorie dalle colonne di The New York Times: a più di tre anni dall’inizio della crisi finanziaria globale, dice, i grandi player non sembrano avere imparato la lezione e sono pronti a far pagare un nuovo conto ai contribuenti. E la colpa, questa volta, è dei bonus dei manager.
Il 31 ottobre, infatti, MF Global, uno fra i principali broker di derivati globali, ha richiesto la protezione contro la bancarotta e la messa in liquidazione della divisione di brokeraggio, dopo l’emergere di problemi di liquidità legati a investimenti nei titoli di stato europei. La promessa “mai più salvataggi” inserita nella legge di riforma di Wall Street approvata lo scorso anno è, appunto, solo una promessa. «Gli operatori finanziari e i loro avvocati saranno sempre un passo più avanti dei regolamenti” scrive Taleb, libanese di nascita e americano di adozione che ha insegnato in diverse università fra cui il Polytechnic Insititute di New York e la Oxford University. “E nessuno può sapere cosa accadrà la prossima volta in cui un’altra grande banca rischierà il fallimento per non aver saputo calcolare adeguatamente il rischio”.
L’anello debole del sistema, dice, sono i bonus. Movimenti come Occupy Wall Street criticano il sistema dei bonus per la mancanza di equità e per il contributo all’allargamento delle disuguaglianze. «Ma il problema è molto più profondo” avverte il professore “la natura asimmetrica del bonus, che incentiva il successo senza un corrispondente disincentivo per il fallimento, determina l’accumularsi di rischi nascosti nel sistema finanziario e diventa un catalizzatore per nuovi drammi».
Il bonus, inoltre, è un meccanismo che viola le regole fondamentali del capitalismo: lo stesso Adam Smith diffidava dagli effetti della responsabilità limitata. L’alternativa? «Nessuna persona che lavora per una società può richiedere ai contribuenti di compensare le perdite che genera e, soprattutto, non può ricevere alcun bonus. Inoltre, tutti i compensi delle grandi istituzioni finanziarie, banche, assicurazioni, fondi di investimento, devono essere severamente regolati», suggerisce Taleb. Nella realtà, invece, i bonus hanno ripreso a crescere: lo scorso anno gli stipendi e i benefit della finanza hanno raggiunto la cifra record di 135 miliardi di dollari, secondo l’analisti condotta da The Wall Street Journal.
Una crescita del 5,7% sui 128 miliardi del 2009. Cosa succederebbe al sistema finanziario se i bonus dovessero essere eliminati? «Non sarà molto diverso da quello che avveniva negli anni Ottanta, prima della deregolamentazione che è culminata nel 1999 con l’abrogazione del Glass-Steagall Act, la legge della Grande Depressione che separava banche commerciali e banche di investimento», risponde il professore. «Le attività della banca non riservavano sorprese e il vertice guadagnava meno di un junior trader oggi».
Difficile immaginare che al plauso di Main Street per questa proposta corrisponda quello di Wall Street. Il cigno nero, insomma, non sembra essere in via d’estinzione.
- Venerdì 11 Novembre 2011
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Commenti
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Il 11 Novembre 2011 alle 17:17 Economia e Finanza : Crisi, per il “Cigno nero” ora è colpa dei bonus ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 11 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 11 Novembre 2011 alle 17:24 nonna.papera ha scritto:
E Obama, che dice di questo?
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