Mario Monti, dalla patrimoniale alle riforme. Ecco cosa dovrà fare il nuovo premier - L’ANALISI

Il Presidente del Consiglio Mario Monti (Credits: AP Photo/Isabella Bonotto)

Il Presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti (Credits: AP Photo/Isabella Bonotto)

Non basterà la legge di stabilità. Anzi. Serviranno nuove tasse, una patrimoniale (purché equa) e una sana riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. La pensa così Stefano Caselli, economista dell’Università Bocconi. Passato di mano il Governo da Silvio Berlusconi a Mario Monti tutti, economisti, politici e rappresentanti europei si aspettano le riforme. Quelle vere. Che dovranno rispondere alle 39 richieste della Ue, prima di tutto. La legge di stabilità varata sabato rappresenta solo un “grande contenitore che enuncia e fissa i principi generali in larga parte condivisibili e in linea con quello che chiede l’Europa. Ma ora devono diventare operativi”.

Si parte dalle pensioni. “Stabilito il principio generale e condiviso dell’innalzamento dell’età pensionabile, fa un po’ sorridere pensare che queste nuove misure possano entrare in vigore nel 2026 e nel 2050 come previsto nella legge di stabilità” dice Caselli.  “Bisogna lavorare sui tempi per avere delle ricadute positive sin da oggi con un occhio al principio di equità. Per esempio: se si allunga l’età pensionabile ai lavoratori a partire da oggi sarebbe corretto esonerarli da altre imposte per compensare”.

Altro tema caldo è quello del lavoro. Nella Legge di stabilità è stato inserito il tema dell’alleggerimento dei contributi per giovani e donne. “Sembrerebbe essere una norma immediatamente operativa e positiva che può dare spinta al mercato” commenta Caselli. “Ma da sola non basta: alleggerire i contributi è corretto ma è solo un palliativo all’interno di un settore che ha bisogno di una riforma più generale”. E il pensiero va alla modifica dell’articolo 18, che è stata cancellata. “Nel momento in cui non c’è ripresa economica, rendere i lavoratori licenziabili non è proprio una furbata. O meglio: partire da lì senza aggiungere anche misure per lo sviluppo rischia di creare un effetto boomerang con un’ondata di licenziamenti e null’altro”.

Positivo invece, il piano di dismissione degli immobili e dei terreni pubblici. “Questa norma potrebbe essere inserita in un contesto più generale di cessione anche di partecipazioni di grandi aziende pubbliche” dice Caselli. “È dagli anni ‘80 che se ne parla quando il ministro Giuseppe Guarino propose il conferimento di pezzi del patrimonio a una società che poteva essere quotata in Borsa. Questo avrebbe consentito di fare cassa in modo pesante senza svendere”. Un passaggio reso forse possibile oggi grazie alla creazione di un fondo ad hoc all’interno della Cassa depositi e prestiti.

Prive di effetti (fino a quando non sarà spiegato con chiarezza il modo in cui verrano attuate) le norme sulle tariffe minime degli ordini professionali e la mobilità dei dipendenti pubblici, mentre Caselli giudica “eccessive” le norme sui carburanti. “Si poteva evitare perché colpisce direttamente i consumatori da subito. E forse ora non serviva”.

Ma il nuovo Governo Monti dovrà fare di più. “Mi aspetto come molti altri l’introduzione di una imposta una tantum sui patrimoni più grandi e una strutturale come patrimoniale. Ma serve applicarla con il principio dell’equità” chirisce Caselli che ipotizza la reintroduzione dell’ici sulla prima casa. “Ma una patrimoniale è equa solo se applicata su tutti i beni: immobili, automobili, barche, aerei. Bisogna tassare i beni, non le persone, altrimenti continuerà a pagare solo chi dichiara e non anche chi evade”.

Di più. “Che si taglino le spese della politica. Questo è qualcosa che può essere fatto da subito: basterebbe una riga in una legge”. Chissà se Monti avrà voglia di inserirla.

Commenti

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Il 14 Novembre 2011 alle 14:41 ilcinu ha scritto:

Evviva il nuovo governo che ci salverà con ‘norme giuste ed eque’. Lo stesso nostro Presidente della Repubblica (di cui ho il massimo rispetto, sia chiaro) dice con viso computo e adatto alla circostanza che dobbiamo sacrificarci per il bene del Paese e per dare un futuro ai nostri figli. Umh. Bene. Però, scusate, a me,sessantenne, con (quasi, andiamo a pochi mesi) quaranta anni di lavoro ufficiale sulle spalle e 50 invece di lavoro reale (ho iniziato a lavorare la terra, cioè a fare il campagnolo, prima dei 10 anni con il mio amato nonno) viene in mente una cosa: negli anni settanta, quando di anni ne avevo 20 o giù di lì, mi si diceva che dovevo fare sacrifici e tirare la carretta per permettere ai nostri vecchi che avevano lavorato tanto (qualcuno, pare, perfino per ben 15 anni e qualche mese e qualche giorno); poi c’è stata l’età della maturità, dove alla pensione ci si pensa sì, ma come una cosa lontana e intanto si deve lavorare per la sostenere il Paese, il Sud, le regioni depresse, la congiuntura, il terzo mondo ecc ecc. Insomma: sostenere qualcuno. Adesso, che mi piacerebbe tanto raccogliere qualche frutto…no, caro, mi dispiace, ma bisogna sacrificarsi e tirare la carretta per i nostri figli e per il Paese, che è un grande Paese e deve stare tra i grandi. Ma voglio fare una domanda: prima tiro la carretta per i Padri, poi per i Figli: ma io quando potrò salire sulla carretta che qualche altro tira? Ma tanto sono abituato a ‘tirare la carretta’,di che cavolo mi lamento?

Il 14 Novembre 2011 alle 17:43 nhico ha scritto:

Dal Corriere della Sera. «Al Quirinale comincia il dopo Berlusconi Oggi consultazioni, domani il governo: - non pubblicato - Corsi e ricorsi storici. Sesto inoltro. Honhil domenica 13 novembre 2011, 17:29 Con l’economista Carlo Azeglio Ciampi, già governatore di Banca d’Italia, Presidente del consiglio dei ministri, lo Stato si arrende alla mafia. Con l’economista Mario Monti, fresco senatore a vita e prossimo Presidente del consiglio dei ministri, l’Italia si mette al servizio della Goldman Sachs. Ora come allora, a volere i due economisti a Palazzo Chigi sono stati e sono i figli del fu Pci. Con due strappi alla democrazia. La clac in strada è polvere negli occhi, per non far pensare a quella e a questa sospensione della democrazia, appunto. Napolitano, dunque, non più notaio e custode fedele della Carta costituzionale, ma demiurgo. In nome di una eccezionalità che poteva essere affrontata e risolta in molti modi diversi. Per esempio, cominciare a tifare Italia. Invece di paragonarla alla Grecia e di denigrarla come a sinistra tutti hanno fatto. Già, hanno fatto. Perché da domani tra Atene e Roma la distanza tornerà ad essere quella reale: abissale. Parola di Bersani e Bindi.» E a rovesciamento avvenuto il senatore Monti vuole fare il politico a tutto tondo. Forse la virata al ribasso dei mercati non c’entra niente. Ma forse un Monti politico che mira a portare a termine la legislatura, non piace per niente ai mercati. Perché l’unica discontinuità che il mercato registra e quel fatti più in là da sempre reclamato da Bersani e cricca. Allora, è giusto che si metta un punto fermo quanto prima, per andare alle elezioni subito dopo. Ed è giusto che anche Napolitano se ne fa una ragione.

Il 15 Novembre 2011 alle 9:20 ilaria.molinari ha scritto:

Ciao ilcinu… ma sai che hai proprio ragione??? Erano le stesse domande che si faceva mio padre. E avete proprio ragione. Quello che conta ora è che Monti faccia delle manovre “eque”. Se toglie da una parte che non tolga anche dall’altra sempre alle stesse persone. Ma credo che sia arrivato il momento di perdere delle rendite di posizione accumulate negli anni e che oggi non siamo più in grado di sostenere. Quelle stesse rendite di posizione che hanno impedito a lavoratori come te oggi di poter essere tirato su una carretta invece di essere ancora costretto a tirare…

Il 19 Novembre 2011 alle 20:25 choccius ha scritto:

Non so se è vero, ma credo di si. Voce di Popolo, voce di Dio.
Quando tolsero l’ICI a noi poveracci, la tolsero anche alla Chiesa (che vergogna togliere l’ICI al più ricco Stato del mondo!). Spero che prima di noi paghi l’ICI la Chiesa, con tutti i suoi immobili si risanerebbe il nostro debito.

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richard-branson
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