
di Sergio Luciano
«Se il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare»: sorprendente, sulle labbra di suor Giuliana, la vicepresidente della Compagnia di San Paolo, fondazione bancaria che controlla il 9,88 per cento dell’Intesa Sanpaolo, questo slogan rugbistico. Sorprendente ma vero. Le 88 fondazioni bancarie italiane sono fra tre fuochi. Dal 2008 incassano dividendi con il contagocce, da due anni pagano aumenti di capitale imprevisti. E ancora altri gliene arriveranno addosso, se davvero le banche italiane dovranno ricapitalizzarsi per ulteriori 14 miliardi, come ipotizza l’Europa. Tra il 2012 e il 2013, inoltre, le principali tra esse dovranno rinnovare i propri vertici, come la Compagnia di San Paolo, che nonostante controlli il 9,88 per cento dell’Intesa Sanpaolo vi incide assai poco.
Una boccata d’ossigeno per le principali fondazioni bancarie arriverà dall’atteso dividendo dell’Intesa Sanpaolo. Ma nel complesso il valore borsistico delle partecipazioni bancarie delle fondazioni si è sbriciolato. La fondazione Cariplo non svaluterà la propria quota in Intesa.
La Cariverona, che ha in carico le Unicredit a 4,4 euro quando valgono circa 1, non s’è pronunciata. Ha detto, però, che taglierà le erogazioni a 98 milioni, contro i 104 di quest’anno. La fondazione Crt si è riservata di decidere. Svalutare significa ridurre il patrimonio, mentre la legge prescrive di incrementarlo almeno quanto l’inflazione.
Le fondazioni possono non svalutare le partecipazioni strategiche, glielo consente un decreto appena reiterato. E, per evitare guai, il governo ne studia un altro che permetterebbe alle fondazioni di rivalutare i loro beni immobili senza pagarci tasse. La fondazione Cassamarca ha ridotto il patrimonio da 924 a 870 milioni. La fondazione Montepaschi ha ridotto il patrimonio contabile dai 5,511 miliardi del 2008 ai 5,407 del 2010. Dovranno pur rinsanguarsi. Anche perché non svalutare non basta.
Con i prossimi aumenti di capitale, il problema sarà la cassa. Come sostenerli? Per legge, la metà dell’utile va erogata. E se l’altra metà non basta, non resta che vendere beni: come ha fatto la fondazione Carige, che ha ceduto tutte le azioni diverse da quelle della banca, o come potrebbero fare la fondazione Cariplo, per la quale la quota in Intesa rappresenta solo il 30 per cento del patrimonio, o la fondazione Crt, che ha in pancia titoli Atlantia, Generali, Sg, Iride e molti immobili, se volesse seguire pro quota il prossimo aumento Unicredit. Ma così si rischia di ridurre il patrimonio.
Alternative? Indebitarsi: come la Compagnia di San Paolo, per 250 milioni, con la Jp Morgan. O la fondazione Mps, che, con il 50 per cento di una banca da 2,4 miliardi di capitalizzazione, è indebitata per 1,2 miliardi, che generano 70 milioni di interessi: ora il problema sarà pagarli gli interessi, e insieme erogare e non ridurre il patrimonio…
Sullo sfondo resta il tema delle nomine. Con un rischio nuovo: l’Acri, l’associazione delle fondazioni e delle casse di risparmio, presieduta da Giuseppe Guzzetti, sta preparando una carta dei valori che proibirebbe per due anni, a chiunque sia stato al vertice di una fondazione, di accettare cariche politiche. Banco di prova, la tornata di nomine alla Compagnia di San Paolo.
Il presidente uscente Angelo Benessia punta al bis. Ma i due maggiori «azionisti», il Comune e la Camera di commercio di Torino, non sono dell’idea. Il loro candidato più solido sembra essere Valentino Castellani, ex sindaco e poi presidente del Comitato per le Olimpiadi invernali. Outsider, Sergio Chiamparino, successore di Castellani al comune. Ma tentato dal rientro in politica.
- Lunedì 14 Novembre 2011
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Il 14 Novembre 2011 alle 15:17 Economia e Finanza : Unicredit, Intesa e il gran risiko delle fondazioni ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 14 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 24 Novembre 2011 alle 22:10 Intesa Sanpaolo, la nomina di Cucchiani e il “patronage” di Giovanni Bazoli | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] il presidente Guzzetti… ho fiducia nel professor Bazoli!”. Sante parole di una santa donna, Suor Giuliana, al secolo vicepresidente della Compagnia di San Paolo, prima tra le fondazioni che sono azionisti [...]
Il 24 Novembre 2011 alle 22:15 - Vivi Capena ha scritto:
[...] il presidente Guzzetti… ho fiducia nel professor Bazoli!”. Sante parole di una santa donna, Suor Giuliana, al secolo vicepresidente della Compagnia di San Paolo, prima tra le fondazioni che sono azionisti [...]
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