
Mark Pincus, amministratore delegato di Zynga (credits: AP Photo/Jeff Chiu)
Mark Pincus batte cassa. In vista della quotazione di Zynga prevista per l’ultima settimana di novembre, il fondatore e amministratore delegato della società specializzata in giochi per social network di cui il più famoso è FarmVille, ha chiesto ad alcuni dipendenti la restituzione delle azioni concesse come integrazione allo stipendio, pena il licenziamento.
Il gruppo di comando della società che ha costruito la propria fortuna su quella di Facebook, attraverso videogame messi gratuitamente a disposizione dei membri della community (il fatturato è generato dagli acquisti in moneta reale di beni virtuali, come gli animali di “FarmVille”), si è detto concorde: faremo il possibile per evitare un altro “Google chef”, un neologismo che indica chi si arricchisce grazie al valore di azioni da start-up.
La competizione fra le aziende tecnologiche emergenti per procacciarsi i migliori talenti, infatti, ha creato situazioni paradossali. Come quella del cuoco ingaggiato agli albori di Google che riceveva una parte del proprio compenso in azioni della neonata società. Un tesoro a orologeria che, alla quotazione da 1,67 miliardi di dollari del motore di ricerca avvenuta nel 2004, si è trasformato in un patrimonio da venti milioni.
Pincus, come molti altri imprenditori della rete, ha distributo all’inizio dell’avventura molte azioni vincolate a professionisti disposti a rischiare in una start-up piuttosto che giocare sul sicuro in una realtà consolidata. Ma oggi Zynga è diventato ben altro. A quattro anni dalla nascita, la fabbrica di social game è diventata un colosso da venti miliardi di dollari e si è resa conto di aver concesso troppo.
Generalmente il 25% delle azioni vincolate concesse ai dipendenti diventa di loro proprietà a tutti gli effetti dopo un anno, il 75% tre anni più tardi se il dipendente non si licenzia prima. All’inizio, queste azioni valgono al massimo un dollaro. A quanto riferiscono fonti vicine all’azienda, il management sta cercando di identificare chi siano i dipendenti che detengono un numero eccessivo di quote: alcune di queste persone, infatti, posseggono quasi l’1% dell’azienda, un valore vicino a 200 milioni di dollari, mentre Pincus controlla il 19% e oltre il 38% dei diritti di voto.
La distribuzione di azioni è cresciuta di pari passo con il numero dei dipendenti. Nel 2008, Zynga contava 150 persone, alla fine del 2010 erano 1500 e oggi sono 3000 a lavorare per 6,7 milioni di clienti (paganti), in crescita dai 5,1 milioni dei primi nove mesi del 2010. Voci di corridoio parlano di un elenco nella mani di Pincus battezzato “Mia”. Acronimo di “missing in action”, definizione presa a prestito dall’ambito militare per indicare i dispersi in una missione.
In questo caso, invece, i dispersi sarebbero manager i cui risultati non sono all’altezza del peso (professionale) pagato in azioni. Paradossalmente, la “trappola” scatta proprio in relazione al tipo di business di Zynga. Complice la tecnologia, infatti, l’azienda ha la possibilità di monitorare in tempo reale la popolarità e il successo finanziario di ogni gioco. E, conseguentemente, di valutare l’effettiva redditività delle persone coinvolte nella sua messsa a punto.
La richiesta di restituire le azioni, comunque, si applica solo su alcune porzioni di azioni, ma gli avvocati specializzati in diritto del lavoro dicono di non avere mai visto nulla di simile. E non è detto, infatti, che non ci siano gli estremi per ricche cause, ma i casi sono ancora piuttosto rari e la giurisdizione, in proposito, non si è ancora pronunciata. Vuoi vedere che Zynga contribuirà a far nascere tra verdure e alberi da frutto delle varie FarmVille, anche nuove pagine di diritto?
- Lunedì 14 Novembre 2011
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