Cina-Usa, sale la tensione lungo la Trans Pacific partnership

Obama sulla Grande Muraglia (Credits: La Presse)

Obama sulla Grande Muraglia (Credits: La Presse)

Claudia Astarita

Per Barack Obama la Cina non ha fatto abbastanza per rivalutare lo yuan. “Rispetto all’anno scorso c’è stato un leggero miglioramento, ma questo non è sufficiente”, ha dichiarato il presidente americano alla fine del Forum Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation). Questa riunione ha però infastidito la Cina per altri motivi. Washington ha infatti approfittato dell’occasione non solo per spingere i 21 paesi dell’Apec a far aumentare il commercio multilaterale per dare nuova linfa all’economia globale, ma anche per lanciare una nuova alleanza commerciale che ha la capacità di creare l’area di libero scambio più grande del mondo e in cui, naturalmente, la Repubblica popolare non è la benvenuta.

Per Pechino “è evidente che gli Stati Uniti hanno deciso riaffermare con forza la propria presenza in Oriente, nella speranza di riguadagnare la fiducia e, di conseguenza, l’appoggio, dei paesi emergenti dell’Asia. Entrando in aperta competizione con la Repubblica popolare pur di mantenere la propria leadership globale“. Per Washington, invece, la Trans-Pacific Partnership (TPP) potrebbe diventare operativa entro i prossimi dodici mesi, coinvolgendo, oltre agli Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Malesia, Vietnam, Brunei, Cile e Perù. Anche se il Giappone ha già manifestato il proprio interesse a far parte del nuovo blocco. E poco importa che la Cina sia oggi la seconda economia mondiale e il principale partner dei paesi della futura TPP.

“Dopo aver dominato l’Atlantico nel ventesimo secolo”, ha commentato l’analista cinese Lu Hongjun al South China Morning Post, “l’America ha bisogno di affermarsi nel Pacifico per poter continuare a sentirsi importante. Ma il TTP non potrà mai competere con l’alleanza commerciale che unisce l’economia cinese a quelle delle nazioni del Sudest asiatico”. Allo stesso tempo, Pechino si rende perfettamente conto che questo nuovo blocco avrà importanti ripercussioni nella regione. In particolar modo per la Cina, visto che ne è stata esclusa a priori.

A sentire Pechino, gli Stati Uniti avrebbero scelto di lasciare da parte la Cina per motivi non solo strategici ma anche economici, visto che boicottando il principale concorrente potrà sfruttare i nuovi mercati dell’alleanza per vendere le sue produzioni nel tentativo di ridare nuovo slancio all’economia nazionale. Eppure, il governo ha deciso di non condannare ufficialmente l’iniziativa. Anzi, ha persino informato gli Stati Uniti che sarebbe disposta a prendere in considerazione l’ipotesi di entrare in questo gruppo qualora “ricevesse ufficialmente l’invito a farlo”. Una richiesta che molto probabilmente non arriverà mai. Altrimenti Washington perderebbe la possibilità di esportare nei pochi mercati in cui la Cina non si è ancora affermata come principale partner commerciale.

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