Il Manifesto delle imprese e i cinque punti per Mario Monti

Emma Marcegaglia (Credits:Roberto Monaldo/LaPresse)

Emma Marcegaglia (Credits:Roberto Monaldo/LaPresse)

I premier cambiano, ma le richieste delle aziende restano. Cinque proposte ancora valide anche se il capo del Governo ha un nuovo nome. Il “Manifesto delle imprese”, già illustrato a metà ottobre all’esecutivo Berlusconi, sono state presentate al premier incaricato Mario Monti.

Di cosa si tratta? La prima proposta riguarda la spesa per le pensioni, tra l’altro affrontata in parte nella recente legge di stabilità: per gli imprenditori, infatti, è necessario eliminare l’attuale sistema delle pensioni di anzianità, accelerare l’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia, portare l’età di pensionamento delle donne a 65 anni dal 2012, anche nel settore privato, ed eliminare tutti i regimi speciali previsti dall’Inps e dai diversi enti previdenziali.

Sul fronte fiscale, invece, gli imprenditori chiedono di ridurre il prelievo su famiglie e imprese, tramite il superamento dell’Irap a partire dalla componente del costo del lavoro. La terza misura per la crescita  riguarda le cessioni del patrimonio pubblico. Per sostenere la credibilità e la competitività del Paese, le associazioni firmatarie del Manifesto propongono di cedere il patrimonio immobiliare di enti statali e locali, e di privatizzare il settore dei servizi pubblici locali.

Per le imprese, poi, la quarta priorità su cui agire subito è quella delle liberalizzazioni e delle semplificazioni, che vanno dai trasporti, per i quali è necessario istituire un’autorità, ai servizi pubblici locali fino alle professioni. Allo stesso tempo occorre completare le semplificazioni amministrative e normative oltre a semplificare il dialogo tra imprese e Pa.

L’ultima punto, infine, riguarda un intervento sulle infrastrutture, che da troppi anni secondo le imprese “vivono in una situazione di dannosa e inaccettabile incertezza”, e sull’efficienza energetica, per cui si richiede una proroga degli attuali incentivi fiscali fino al 2020.

Cinque proposte che, secondo gli imprenditori, sono ancora attuali e “perfettamente coerenti con gli impegni europei”, come ha spiegato il presidente di rete Imprese Italia, Ivan Malavasi, dopo un incontro informale tra i leader delle associazioni (qui la lettera firmata a ottobre. Oltre a Malavasi, compaiono in calce Giuseppe Mussari, presidente Abi, Fabio Cerchiai, presidente Ania, Luigi Marino, presidente Alleanza delle Cooperative italiane, ed Emma Marcegaglia, presidente Confindustria).

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