Corrado Passera, già passato alla cassa ora vuole passare alla storia

Corrado Passera, ministro per lo sviluppo economico e le infrastrutture (Credits:Mauro Scrobogna /LaPresse)

Corrado Passera, al momento del giuramento per l'incarico di Ministro allo sviluppo economico e alle infrastrutture (Credits:Mauro Scrobogna /LaPresse)

di Sergio Luciano

La prima assoluta fu alle Poste: allora Corrado Passera, che aveva appena lasciato la poltrona di amministratore delegato del Nuovo Banco Ambrosiano dopo aver gestito la fusione con la Cariplo, si stava – come suol dirsi - guardando attorno. Era il 1998, e Romano Prodi aveva bisogno di dare un forte segnale di discontinuità alla gestione polverosa delle forti ma torpide Poste Italiane.

Conosceva Passera bene già da tempo, da quando il giovane manager (classe 1954) era assistente dell’Ingegner De Benedetti e al suo fianco aveva trattato con l’Iri l’operazione Sme. Alle Poste Passera andò a guadagnare meno della metà dello stipendio che prendeva in banca. Oggi, il suo emolumento da ministro sarà circa un ottavo di quello da banchiere. Ma la molla del “servizio civile” è forte, in lui.

Protagonismo? Titanismo? Certo, l’”ego” non gli manca. Né una chiara gravitazione politica: aveva anche lui votato alle primarie del Pd, prima delle elezioni del 2006. Ma c’è qualcos’altro, ed è quell’imprinting cattolico, peraltro mai rinnegato, che è sopravvissuto come una salamandra alla lunga coabitazione col cinismo cinico e laico di De Benedetti e anche, perché sorvolare, al travaglio personale di un divorzio.

Passera, insomma, ha avuto la ventura e il merito di poter “passare alla cassa” in modo molto soddisfacente, nella sua vita professionale finora svolta; ha vinto tutto, si può dire, sul lavoro, ad eccezione del mancato risanamento dell’Olivetti, dove pure fu però determinante nel concretizzare quella riconversione dall’informatica alla telefonia che ne consentì alla fine in qualche modo una modificata sopravvivenza.

A questo punto vuol passare alla storia. E sa che, per quanto la crescita di Intesa Sanpaolo sotto la sua guida – passata dal venticinquesimo al nono posto tra le banche europee – già lo consegni agli annali del settore creditizio, per incidere veramente nella memoria collettiva ci vuol altro: ci vuole la politica. Un’annotazione in più: furbo, è furbo; navigatore, lo è senz’altro, e prudentissimo. Può darsi che, con tanto potere gestito in trent’anni, abbia commesso errori e fatto dei danni, ma non tali da lasciargli cicatrici, nonostante l’ampio e inesausto lavoro di scandaglio fatto dai numerosi nemici suoi personali (chi potrebbe non averne, a quel livello?) e dell’Ingegnere.

Ma ne è sempre uscito benissimo. E poi, oltre che furbo, Passera ha anche dimostrato in molte occasioni un’insospettabile cuore: come quando, nel saluto collettivo ai dipendenti delle Poste, più di duemila persone stipate nell’aula magna del quartier generale all’euro, non riuscì a dissimulare la commozione e si ritrovò con gli occhi pieni di lacrime. Non erano di coccodrillo, e non erano artefatte: sa parlare in pubblico, ma attore certo non è.

Una nota, invece, di perplessità: da banchiere ha gestito – e si direbbe bene, visti i risultati della banca, pur dopo tre anni infernali per il settore – numerose operazioni “di sistema”, capaci cioè di conciliare sia l’interesse economico di chi presta denaro, sia il ritorno sociale più ampio delle iniziative. Una fra tutte, l’Alitalia: la quale, piaccia o no, è oggi un’azienda sicuramente messa meglio di quella praticamente fallita che l’Iri consegnò alla ristrutturazione.

Inoltre, alle Poste ha saputo tagliare drasticamente i costi senza far esplodere la protesta contro un’eventuale “macelleria sociale”. Il guaio è che la macchina statale sulla quale oggi deve porre le mani è esangue: per riuscire a incidere, dovrebbe compiere prodigi di “project financing”. Ha dimostrato, con la Banca delle Infastrutture che ha fatto nascere all’interno del Gruppo Intesa, di sapersi muovere, in quest’ambito. Ma su scale relativamentre ridotte.

Adesso la sfida lo aspetta in mare aperto.

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Il 16 Novembre 2011 alle 22:16 Economia e Finanza : Corrado Passera, già passato alla cassa ora vuole passare alla storia ha scritto:

[...] Economia Pubblicato: 16 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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