Un rapporto pubblicato dagli economisti della Renmin University di Pechino conferma la preoccupazione del governo per le previsioni di crescita relative al 2012. La Repubblica popolare pare essere destinata a crescere del 9,2%, uno 0,2% in meno rispetto alla media del 2011.
In realtà, dal momento che per l’anno in corso il Pil è calato, fino ad ora, dello 0,6% (dal 9,7% del primo trimestre è purtroppo sceso a 9,1% nel terzo), è probabile che in pochi mesi anche la previsione del 9,2% si riveli troppo ottimistica. Del resto, la Banca Mondiale ha previsto una contrazione all’8,4%.Il rallentamento della crescita è certamente legato alla politica monetaria restrittiva adottata dal governo per contenere l’inflazione. Quest’anno la banca centrale ha alzato i tassi di interesse tra volte e ha aumentato le riserve minime obbligatorie sei volte.
Pur consapevole di dover tenere sotto controllo l’andamento generale dei prezzi - oggi il tasso di inflazione è fermo al 5,5%, dovrebbe scendere al di sotto di questa soglia entro la fine dell’anno e mentenersi sul 3,3% per tutto il 2012, Pechino si rende conto che un ulteriore rallentamento dell’economia sarebbe particolarmente pericoloso.
Non solo perché bisogna evitare di scendere al di sotto della soglia capace di garantire, sulla carta, la piena occupazione, ma anche perché la crisi di debito in Europa e i problemi di stabilità finanziaria di tante città medio-grandi della Repubblica popolare costringono quest’ultima a dover studiare un nuovo modello di crescita capace di stimolare l’economia anche a fronte dell’ennesima riduzione delle importazioni dall’estero e di impedire che il costo della vita diventi troppo alto.
Quella di continuare ad alzare i tassi di interesse non è certo una strategia percorribile, perché va evitato che il finanziamento delle infrastrutture di cui la nazione non smetterà mai di avere bisogno diventi troppo costoso. Le ultime settimane hanno dimostrato che non basta chiedere ale banche di limitare la disponibilità di credito per i privati, di accantonare una parte dei depositi come riserve e vietare l’acquisto di più immobili contemporaneamente per tenere la situazione sotto controllo.
Un nuovo rallentamento della crescita in Occidente rischia di far perdere ai cinesi milioni di posti di lavoro. E se per evitare questa catastrofe verranno tagliati i tassi di interesse, il tasso di inflazione tornerebbe immediatamente ad essere fuori controllo. Ecco perché il governo ha deciso di mettere a punto una strategia di “alleggerimento selettivo“.
Ordinando agli istituti di credito di facilitare la concessione di prestiti per la costruzione di immobili e infrastrutture poco costosi e per quelle piccole aziende che morirebbero se venisse negato loro il credito. Ancora, queste ultime potranno presto godere di nuove agevolazioni fiscali, e Pechino ha finalmente iniziato a prendere in considerazione l’ipotesi di favorire, seppure molto lentamente, il rallentamento del tasso di apprezzamento dello yuan rispetto al dollaro per “alleggerire le pressioni sugli esportatori”.
Meno capitali disponibili per la Cina implicano anche una riduzione degli investimenti destinati all’Occidente, mentre le manovre sullo yuan potrebbero aiutare i produttori negli Stati Uniti e nel Vecchio Continente. Ma il problema, in questo caso, è che Pechino potrebbe decidere di interrompere in qualsiasi momento questo trend, qualora lo ritenesse di nuovo inutile per sostenere l’economia nazionale.
- Giovedì 24 Novembre 2011

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Il 24 Novembre 2011 alle 10:16 Economia e Finanza : Cina, la crescita rallenta. E Pechino risponde con prestiti per infrastrutture e piccole imprese ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 24 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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