

Corrado Passera, Ministro per lo sviluppo economico e le infrastrutture (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)
Domani mattina Corrado Passera, ministro per lo svilupo economico e le infrastrutture, incontrerà domani mattina i sindacati dei metalmeccanici per discutere il tema della vertenza per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Nel frattempo, in questo articolo, tutte le partite aperte per il nuovo Ministro del Governo Monti
di Stefano Cingolani
«Giudicatemi solo per quello che farò». Corrado Passera, ministro uno e trino (industria, trasporti, infrastrutture), reagisce così all’offensiva contro di lui che viene da destra e da sinistra. Per la prima volta nell’Italia repubblicana un banchiere passa direttamente dal suo ufficio in quello del governo. E, pur avendo lasciato l’incarico, conserva sempre un blocco di azioni Intesa Sanpaolo che vale sui 10 milioni di euro. Molto probabilmente Passera seguirà l’esempio di Mario Draghi il quale ha collocato il suo pacchetto Goldman Sachs in un blind trust dopo la nomina a governatore della Banca d’Italia. Ma, risolto il potenziale conflitto d’interessi, che cosa farà l’uomo forte del governo Monti? Parole e azioni ci aiutano a costruire l’agenda dei prossimi mesi.
LA CRESCITA
È la grande sfida, anzi si può dire che l’ex banchiere stia al governo per far uscire l’Italia dalla stagnazione, mentre l’ex commissario europeo allontana il rischio default. Il 28 giugno scorso all’università di Pechino, l’allora amministratore delegato celebra i trent’anni di Intesa in Cina e si lancia in un’analisi revisionista della crisi intesa come un’occasione per ripensare al modello di sviluppo.
La misura quantitativa non è più soddisfacente; oltre al prodotto lordo c’è, dice Passera, l’equità, la qualità, l’istruzione, i servizi sociali. «Come punto di partenza, sarebbe utile aggiungere almeno un indicatore di creazione di posti di lavoro». E insiste: «La crescita economica, misurata dal tasso di incremento del Pil, in passato è stata spesso sostenuta, ma in alcuni casi le sue basi si sono rivelate insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanziario».
Sulla base dell’esperienza storica italiana, quattro sono i motori dello sviluppo: «La forza delle imprese; l’efficienza di ciò che chiamiamo Sistema Paese, che comprende tutte le infrastrutture materiali e immateriali che contribuiscono al funzionamento del Paese nel suo insieme; la coesione sociale; il dinamismo complessivo della società». Una visione centrista, dentro l’orizzonte della economia sociale di mercato. Ma che conseguenze concrete avrà?
LE CRISI AZIENDALI
Sulla scrivania di via Veneto, al ministero dell’Industria giacciono ben 195 dossier, già aperti dai predecessori, tutte crisi aziendali: da Fincantieri a Termini Imerese, dall’Alcoa alla Lucchini, da Mariella Buriani a Eutelia, tanto per citare alcuni nomi balzati in questi mesi sulle prime pagine. Passera non è un assistenzialista e il risanamento delle Poste dal 1998 al 2002, dimostra che non si tira indietro davanti a scelte drastiche. Ma come manager non è mai stato solo un tagliatore di teste, tanto meno può esserlo da ministro.
La sua filosofia è la riconversione, insomma cercare alternative valide rispetto alle attività decotte. Non sarà facile in gruppi come i cantieri di Stato, tuttavia l’ampio carnet d’indirizzi, la conoscenza del mondo finanziario e industriale, l’esperienza acquisita nelle fusioni e acquisizioni, gli offrono chance che altri sulla carta non hanno mai avuto.
Ciò vale anche per la rogna più grande, quella della Fiat. Riguarda forse più il ministro del Lavoro Elsa Fornero, ma certo Passera ha l’autorevolezza per guardare negli occhi Sergio Marchionne e ricondurlo al rispetto del piano Italia, dopo aver ottenuto il via libera sulle nuove regole contrattuali.
ALITALIA
Quando nel 2008, appena insediato, il governo Berlusconi lancia una campagna per sostenere i gruppi italiani, l’amministratore delegato di Intesa non si fa pregare e finanzia il salvataggio di Alitalia. Diventerà il bersaglio di tutti gli attacchi dell’opposizione, ma non solo. Si distingue il quotidiano confindustriale, Il Sole 24 Ore, che fa le pulci senza sconti all’intera operazione.
Mentre sulla Repubblica, Alessandro Penati, battitore liberista, critica, all’insegna del conflitto di interessi, il salvataggio parallelo di Carlo Toto e della sua Air One che confluirà poi in Alitalia.
Ora il pareggio di bilancio s’allontana, complice la crisi. Non solo, anche Air France Klm, cioè il partner con il quale, secondo gli accordi, Alitalia dovrebbe convolare a nozze, è stato colpito duramente. Dunque, la sopravvivenza della compagnia di bandiera torna in discussione. E il percorso individuato tre anni fa può interrompersi.
Il Passera banchiere aveva scommesso sul rilancio di un business strategico. Il turismo e il commercio estero sono strettamente legati alla esistenza di una linea aerea, anzi di un marchio nazionale. Basta andare in Cina per capire che il volo diretto Roma-Pechino aggiunge peso e standing internazionale agli stessi rapporti bilaterali. Il ministro, insomma, non sarà un liquidatore, ma dovrà cercare una soluzione economicamente valida, nel rispetto del mercato.
MADE IN ITALY
Il sostegno alle imprese, a cominciare dalle piccole, resta una costante del Passera-pensiero fin da quando prende in mano le redini di Intesa. E si vanta in più occasioni di aver mantenuto il gruppo bancario legato al mestiere tradizionale, senza troppe avventure nella turbo finanza. Il sistema industriale ha resistito e i dati sulle esportazioni lo dimostrano.
Ma chi frequenta il mondo della produzione sente ripetere uno sconsolato ritornello: «Siamo stati lasciati soli». Il cambio di marcia sta proprio nel colmare la solitudine delle imprese.
SUSSIDIARIETÀ
Passera ha evocato più volte il tema della sussidiarietà caro a Comunione e Liberazione, tanto che ai convegni di Rimini riceve sempre una calda accoglienza. Lo scorso anno s’è indignato contro la classe dirigente, indignazione da lui stesso definita «propositiva» e, parafrasando il profeta Ezechiele, ha sottolineato che «tra crisi e speranza c’è in mezzo il lavoro».
È una questione nient’affatto ideologica, perché una strada per ridurre il peso dello Stato (obiettivo ineludibile) senza provocare sconquassi sociali, è favorire il consolidarsi di una economia diffusa, che sale dal basso e occupa gli spazi che la mano pubblica deve lasciare e i privati non hanno interesse a occupare.
INFRASTRUTTURE
Il ritorno alla crescita passa per la modernizzazione del sistema Italia. Ma proprio qui tutti i precedenti governi hanno deluso: grandi opere, progetti mirabolanti, investimenti massicci sono rimasti sulla carta. La Tav è la cartina di tornasole dei vincoli che bloccano il Paese. L’alta velocità è ancora un progetto incompiuto e il Passera ministro dovrà dirimere i conflitti tra le ferrovie pubbliche e la Ntv di Diego Della Valle e Luca di Montezemolo, sulla quale il Passera banchiere aveva investito.
Ma l’intero sistema dei trasporti rischia di collasso, se è vero che per andare da Roma a Palermo oggi ci vuole mezz’ora in più di vent’anni fa. Tra tutte, quella delle infrastrutture è la sfida più ardua. Anche perché implica la mobilitazione di ingenti risorse che il bilancio pubblico non ha.
Qui l’esperienza di banchiere e la conoscenza del mercato, diventa fondamentale. Passera può esercitare un ruolo attivo, molto più di una moral suasion, per convogliare energie e capitali anche dall’estero. Soprattutto se ci sarà davvero il rilancio delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni; una scelta che Mario Monti ha annunciato e sarà, probabilmente, la prova della verità per il governo dei tecnici.
- Venerdì 25 Novembre 2011
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 26 Novembre 2011 alle 22:15 Economia e Finanza : Corrado Passera: a cosa pensa? ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 26 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.