- Tags: Cgia, IVA, Mario-Monti, mosse anticrisi
- Lascia un commento
TUTTE LE MOSSE ANTI CRISI DEL GOVERNO MONTI
Tra 6 e 8,8 miliardi di euro all’anno. È la cifra che il governo punta a raccogliere con l‘aumento dell’Iva (imposta sul valore aggiunto), che quasi certamente crescerà di almeno un punto percentuale a partire da gennaio. Questa “tassa”, che ogni 12 mesi porta nelle casse dello stato quasi 120 miliardi di euro, viene applicata sul prezzo di vendita dei principali oggetti di consumo e prevede attualmente tre aliquote. La prima, quella ordinaria, colpisce la maggior parte dei beni e servizi in commercio in Italia ed è pari attualmente al 21%, dopo aver già subito un ritocco all’insù di un punto percentuale (dal precedente 20%) con le manovre estive approvate dal governo Berlusconi.
Esistono poi altre due aliquote ridotte, che finora sono rimaste invariate: una al 4%, che grava sui generi di prima necessità come quelli alimentari e la stampa quotidiana e un’altra al 10%, che colpisce principalmente i servizi di bar, ristoranti e strutture turistiche.
Ora, per rastrellare un po’ di soldi e mettere in ordine il bilancio pubblico, il governo Monti sta per attuare un altro rialzo dell’imposta e potrebbe muoversi in due direzioni diverse. La prima ipotesi è che vengano aumentate di un punto sia l’aliquota ordinaria, dal 21% al 22%, sia quella intermedia, che passerebbe dal 10 all’11%.
In alternativa, il governo potrebbe invece concentrarsi soltanto sull’aliquota ordinaria, alzandola però di ben due punti, dal 21% al 23%. In quest’ultimo caso, secondo le stime più accreditate, lo stato riuscirebbe a incassare tra 6,2 e 8,8 miliardi di euro in più all’anno. Scegliendo la prima ipotesi, invece, il maggior gettito sarebbe un po’ più modesto, cioè attorno a 6 miliardi di euro ogni 12 mesi.
A pagare il conto saranno soprattutto le famiglie italiane, ogni volta che fanno qualche acquisto. Per l’iva, infatti, le aziende operano soltanto come tramite tra i cittadini e il fisco: applicano cioè l’imposta sul prezzo dei beni e servizi venduti e la versano poi allo stato, detraendo però dal proprio debito con l’erario l’iva già pagata in precedenza, sulla merce comprata dai fornitori.
Detto in soldoni, l’imposta sul valore aggiunto pesa principalmente sulle tasche dei consumatori privati che presto vedranno aumentare di uno o due punti il conto della spesa. Secondo le stime della Cgia (la Confederazione degli artigiani di Mestre), l’aggravio medio per ogni famiglia italiana sarà compreso tra 250 e 350 euro all’anno.
Certo, anche per le imprese, l’aumento dell’iva non è proprio una buona notizia, sostanzialmente per due ragioni.
Innanzitutto, perché provoca un aumento dei prezzi che rischia di comportare una conseguente riduzione dei consumi. Inoltre, le aziende saranno obbligate a sostenere un nuovo onere burocratico per adeguare i propri sistemi di fatturazione, inserendo nei software le nuove aliquote Iva aumentate.
- Lunedì 28 Novembre 2011

EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.