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Estensione graduale del sistema contributivo e innalzamento dell’età di congedo dal lavoro in una fascia compresa tra i 62 e i 68 anni, contro i 57-65 anni previsti dalla legge Dini del 1995. Saranno probabilmente questi i due pilastri della manovra sulle pensioni voluta dal nuovo ministro del Welfare, Elsa Fornero, che sta lavorando a mani basse per far giungere in porto la riforma già entro la fine dell’anno.
L’allargamento del sistema contributivo è un vecchio “pallino” del ministro, che lo considera il giusto incentivo per ritardare l’età di pensionamento di molti lavoratori, con un conseguente risparmio per le casse dello stato: inizialmente modesto ma, via via, sempre più consistente.
Grazie a questo metodo, infatti, le pensioni pubbliche erogate dall’Inps e dagli altri enti previdenziali vengono calcolate in base all’ammontare dei contributi versati nel corso di tutta la carriera e non più, come avviene oggi per gran parte dei lavoratori più anziani, sulla media degli ultimi redditi dichiarati prima di mettersi a riposo (cioè con un sistema che viene definito “retributivo”).
Maggiore è la quantità di accantonamenti previdenziali, più alta sarà la pensione: è questa la filosofia di fondo del sistema contributivo, che spinge i lavoratori a mettersi a riposo il più tardi possibile. Per adesso, in base alla riforma Dini, questo metodo di calcolo degli assegni Inps viene utilizzato soltanto per i contribuenti più giovani, che nel 1995 avevano meno di 18 anni di carriera alle spalle.
Dal 2012 in poi, ci sarà un’accelerazione della legge Dini e il contributivo verrà esteso a tutti, seppur in maniera graduale con un meccanismo che in gergo tecnico è definito pro-rata.
Nello specifico, i diritti già acquisiti rimarranno intatti e i lavoratori più anziani vedranno la propria pensione calcolata con due sistemi diversi: la parte maturata fino al 31 dicembre di quest’anno seguirà il vecchio metodo retributivo, e quella che maturerà dal 1° gennaio 2012 sarà determinata con il contributivo.
L’altro pilastro della riforma Fornero dovrebbe essere l’innalzamento dei requisiti per percepire la pensione di anzianità: con la legge Dini è possibile mettersi a riposo in maniera flessibile tra i 57 e i 65 anni mentre il ministro vorrebbe alzare la soglia tra i 62 e i 68 anni (o tra i 63 e i 70 anni).
Non è escluso però che rimanga la facoltà di andare in pensione anche prima, seppur con alcune, consistenti penalizzazioni sull’ammontare dell’assegno percepito. Non è ancora chiaro, invece, se rimarrà intatto il diritto (previsto oggi) a ritirarsi dal lavoro con 40 anni di contributi versati, indipendentemente dall’età.
Secondo alcune indiscrezioni, questa facoltà potrebbe rimanere soltanto per alcune categorie professionali come gli operai o chi svolge mansioni particolarmente usuranti. Come contropartita, però, dovrebbe essere eliminato il sistema delle finestre mobili di uscita, che impone ai lavoratori di ritardare la data di effettivo congedo dal lavoro (di almeno 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi), pur avendo già maturato il diritto alla pensione.
- Lunedì 28 Novembre 2011

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