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TUTTE LE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
Alzata di scudi dei sindacati sull’ipotesi di aumentare, tra i 41 e i 43 anni, gli anni di contributi necessari ad andare in pensione senza vincoli d’età anagrafica. Il commento più duro viene dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “Il governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile”. Ma nel merito fa affermazioni anche più esplicite Domenico Proietti, segretario confederale della Uil e responsabile previdenza del sindacato guidato da Luigi Angeletti: “Non si può aumentare l’età del pensionamento senza aumentare i trattamenti, già con le norme attuali i lavoratori che hanno 40 anni di contributi dovranno aspettare 15 mesi senza che cresca la pensione neppure di un centesimo”, dice a Panorama.it.
Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil con delega al Welfare e alla previdenza, insiste anche su un altro punto: “Il ventilato blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell’equità, perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto”. Non solo: la dirigente della Cgil mette in guardia anche dagli effetti negativi che il blocco dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione avrebbe “sulle condizioni generali del Paese segnate dalla caduta dei consumi e delle dinamiche recessive in atto”.
Proietti però spiega a Panorama.it: “Per ora sono solo indiscrezioni, attendiamo di conoscere la proposta del governo. Non è stato ancora neppure definito un calendario di incontri”. Nel frattempo, oggi la Uil ha presentato le sue proposte sul fronte pensionistico: “Il primo punto è armonizzare tutti i trattamenti, dato che i lavoratori dipendenti pagano un’aliquota del 33 per cento mentre nel lavoro autonomo l’aliquota è molto più bassa”, fa notare il responsabile previdenza della Uil.
Come si vede nella tabella in basso, infatti, artigiani e commercianti pagano tra il 20 e il 21 per cento, mentre tra le casse privatizzate ci sono differenze più sensibili: per i giornalisti l’aliquota è del 31,83 per cento, per gli psicologi appena del 10 per cento.
Anche l’altra tabella elaborata dalla Uil, sui dati del bilancio preventivo Inps 2011, mette in luce le attuali distorsioni del sistema: infatti il Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti ha un risultato positivo di 7,3 miliardi che però scende a meno di 3,4 miliardi a causa delle ‘evidenze contabili’ degli altri fondi separati che vi sono confluiti, in particolare segna un disavanzo di quasi 3,7 miliardi il Fondo ex Inpdai (dirigenti d’azienda).
In rosso di oltre 4 miliardi, poi, il fondo degli artigiani e di oltre 1 miliardo quello dei commercianti. Ma il ‘buco’ pensionistico maggiore, secondo lo studio della Uil, viene dal pubblico impiego: l’Inpdap infatti soffre a causa di due gestioni, la Cassa Trattamenti Pensionistici Statali con una differenza di circa 15 miliardi tra entrate per contributi e spesa per pensioni e la Cassa Pensione Dipendenti Enti Locali con una differenza di oltre 4 miliardi.
- Mercoledì 30 Novembre 2011


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Il 1 Dicembre 2011 alle 2:15 Economia e Finanza : Riforma pensioni, i sindacati non ci stanno ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 01 dicembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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