
La copertina del Time di giugno 1933 con Ferdinand Pecora (Credits: Time)
Con un cognome come Pecora fra gli orsi e i tori di Wall Street, si potrebbe facilmente essere scambiati per un vaso di terracotta. Ma Ferdinand Pecora, il legale della commissione bancaria del Senato della Grande Depressione, ha smentito tutti i pronostici. A partire da quelli legati alla sua nascita, avvenuta a Nicosia nel 1882. Eppure, è proprio il figlio di un ciabattino e di una casalinga siciliani, imbarcati nel 1886 per gli Stati Uniti, quello che si ritroverà, 47 anni più tardi davanti ai nomi più illustri della finanza americana per far quadrare i conti.
Inaspettatamente ignorato da Hollywood, Pecora è il protagonista del saggio The Hellhound of Wall Street, Penguin Press [su Bol.it] (il titolo in italiano suona “Il demonio di Wall Street – e il sottotitolo: Come le inchieste di Ferdinand Pecora hanno cambiato per sempre la finanza americana), del professor Michael Perino della St. John’s University School of Law di New York che ricostruisce il personaggio e ripercorre le vicende che lo hanno reso celebre. Il libro, uscito a ottobre dello scorso anno, conquista cinque stelle nella classifica di Amazon.
“Mai prima d’ora nella storia degli Stati Uniti, così tanta ricchezza e potere è stata chiamata a dare conto all’opinione pubblica” scrisse a proposito del suo lavoro in quella che fu ribattezzata Commissione Pecora. Accusato pubblicamente di megalomania, per chi lo conosceva personalmente Pecora era invece vittima di un’inveterata passione per la giustizia: dopo gli studi in legge, aveva fatto chiudere come sostituto procuratore di New York cento agenzie di Borsa illegali.
Un lavoro che gli valse il soprannome di “Terrore di Wall Street”, ma anche l’esperienza necessaria grazie alla quale avrebbe portato alla luce i meccanismi occulti della finanza che vendeva azioni gonfiate. Insomma, Pecora era il professionista giusto per dare corpo alla crociata promossa dal neo-presidente Franklin Delano Roosevelt contro i responsabili del disastro finanziario della Depressione, lanciata al grido di “action, and action now”.
Una promessa resa pubblicamente all’inizio di marzo del 1933, durante il discorso inaugurale della sua presidenza, mentre negli Stati Uniti il 40% delle banche era fallito, una famiglia su quattro aveva perso tutti i suoi risparmi, la produzione industriale era dimezzata rispetto a quattro anni prima, la disoccupazione toccava la vetta del 25%, le file per l’assistenza alimentare coprivano interi isolati, gli accampamenti dei senza tetto punteggiavano ovunque il paesaggio e il Dow Jones segnava -86%, il minimo rispetto ai valori (gonfiati) del settembre del 29.
È facile, dunque, immaginare l’attesa con cui l’America si mise all’ascolto (via radio) delle udienze in Senato dell’ex sostituto procuratore, invitato dal padre del New Deal a fare giustizia per il bene del Paese contro i “bankster”, i banchieri-gangster. Sigaro in bocca, Borsalino in testa, l’impiegato statale che era riuscito a risparmiare poche centinaia di dollari in tutta la sua carriera e si portava dietro una reputazione discutibile come quella di cui, tendenzialmente, godevano gli italiani all’epoca di Al Capone, mise alla sbarra i Golia della Finanza.
E tutti, alla fine, crollarono: J.P Morgan, ammise di aver evaso il fisco; Richard Whitney, inquisito per insider trading, perdette la presidenza della Borsa di New York; Charles Mitchell, presidente dell’odierna Citigroup, con il suo superattico sulla Quinta Strada e uno stuolo di avvocati di grido, fu costretto alle dimissioni.
Time gli dedicò la copertina nel giugno del 1933, ma il vero successo di Pecora non si misura solamente nelle confessioni del gotha della finanza. Le sue inchieste, infatti, avevano galvanizzato l’opinione pubblica, svelato un mondo di cui gli americani non erano a conoscenza e creato il clima necessario per l’approvazione delle riforme del Securities Act del 1933, uno dei cardini legislativi del mercato azionario americano.
Si deve al suo lavoro, infatti, la nascita della Security and Exchange Commission, che regola le operazioni di Borsa e protegge gli investitori dalle frodi e la divisione fra banche commerciali e banche di investimento prevista dal Glass-Steagall Act. Nonchè una diversa percezione degli italiani in America.
- Martedì 6 Dicembre 2011
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