TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
Un emendamento bipartisan che salva dalla scure del governo Monti circa 3 milioni di pensionati. Con questa misura, il Parlamento potrebbe presto ammorbidire le norme contenute nella manovra economica, che bloccano per il biennio 2012-2013 l’indicizzazione automatica degli assegni previdenziali all’inflazione.
Ogni anno, infatti, le pensioni degli italiani vengono rivalutate in base all’aumento dei prezzi al consumo dei 12 mesi precedenti: nel 2011, ad esempio, l’adeguamento automatico è stato pari all’1,5%, corrispondente all’inflazione registrata nel nostro paese nel 2010.
A partire dal prossimo anno, per risparmiare nel complesso almeno 4 miliardi di euro, l’esecutivo vorrebbe appunto bloccare questo meccanismo di indicizzazione, cioè tenere fermo per 24 mesi l’importo dei trattamenti previdenziali, salvando soltanto chi guadagna meno di 975 euro lordi al mese. Si tratta di ben 7,5 milioni di pensionati (oltre il 46% del totale, secondo i dati dell’Inps e all’Istat) i cui redditi, nei prossimi 2 anni, continueranno così a mantenere il passo dell’inflazione.
Ma, per i sindacati e per gran parte del mondo politico, questa àncora di salvezza non è sufficiente: bisogna elevare la soglia dell’adeguamento automatico, estendendolo a tutti gli assegni previdenziali inferiori a 1.400 euro al mese.
In questo caso, si salverebbero dalla scure del governo altri 3 milioni di pensionati (più del 20% del totale) che, aggiunti ai 7,5 milioni che guadagnano meno di 975 euro, rappresentano nel complesso un esercito di oltre 10 milioni di persone.
E’ proprio questo l’obiettivo di una misura contenuta nel maxi-emendamento unico alla manovra, che sarà presto presentato alla Commissione Bilancio della Camera e che potrebbe incontrare un ampio consenso in Parlamento, avendo tra i propri relatori gli onorevoli Maurizio Leo (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd), oltre all’appoggio di gran parte delle forze politiche.
Se il provvedimento venisse approvato, anche chi guadagna meno di 1.400 euro al mese si salverà dunque dal blocco.
Esempio: nell’ipotesi di un inflazione del 2,7% (come stimato per l’intero 2011 dall’Istat), un assegno pensionistico oggi pari a 1.200 euro lordi al mese, a partire da gennaio salirà automaticamente di circa 32 euro.
Il ministro del Welfare Elsa Fornero si è detta disponibile ad accogliere le misure contenute nell’emendamento alla manovra, purchè vengano adottati dei provvedimenti alternativi, per recuperare i risparmi di 4 miliardi di euro in due anni, garantiti dal blocco dell’indicizzazione automatica.
L’ipotesi più gettonata è di imporre dei contributi di solidarietà sulle “pensioni d’oro” cioè sugli assegni superiori ai 90mila euro all’anno e sulle “baby-pensioni”, percepite da 500mila italiani che in passato si sono ritirati dal lavoro con meno di 50 anni di età e 25 anni di contributi.
Sarà difficile, però, che l’apertura di Fornero riesca a mettere fine all’ostilità alla manovra economica dei sindacati, che hanno proclamato uno sciopero generale di 3 ore per lunedì prossimo, 12 dicembre. Cgil, Cisl e Uil, infatti, non chiedono soltanto l’eliminazione del blocco delle pensioni ma anche, e soprattutto, una revisione della stretta sui trattamenti di anzianità imposta dal governo. Le soglie di 41 e 42 anni di contributi, previste dall’esecutivo per congedarsi dal lavoro, secondo i sindacati sono troppo alte e inacettabili.
- Venerdì 9 Dicembre 2011

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Commenti
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Il 10 Dicembre 2011 alle 6:16 Economia e Finanza : Pensioni, ecco il piano per salvare 3 milioni di assegni ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 10 dicembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
Il 11 Dicembre 2011 alle 13:44 pv21 ha scritto:
POSTILLA fiscale >
Sarà problematico e per niente scontato applicare l’ulteriore imposta dell’1,5% ai capitali “scudati” da Tremonti.
Nel merito è da notare un aspetto sin qui non considerato.
Anche se i “beneficiari” del condono sono coperti dallo “anonimato” BEN NOTI sono gli identificativi del documento attestante la “conformità” fiscale del versamento effettuato.
Ne consegue che è sempre possibile redigere una VERSIONE “aggiornata” dell’atto originario.
Per esemplificare. Con un’imposta al 5% si è potuto “scudare” un capitale di 200MILA euro avendo versato 10MILA euro all’erario. Con gli stessi 10mila euro e un’imposta del 6,5% si potrebbe “scudare” un capitale di SOLI 154MILA euro.
Da qui la scelta da prospettare al contribuente “anonimo”.
O versare ALTRI 3mila euro di imposta (+1,5%) oppure aspettarsi la stesura di un NUOVO ATTO di “convalida” del precedente previa RIDUZIONE di 46MILA euro del valore nominale del capitale a suo tempo “scudato”.
Per l’erario è comunque un risultato immediato, acquisito senza oneri aggiuntivi.
Un percorso reiterabile FINO ALL’ULTIMO SCUDO FISCALE …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 11 Dicembre 2011 alle 20:36 egle.52 ha scritto:
PENSIONE VECCHIAIA=RIFORMA (MOLTO) INIQUA.
IL DECRETO MONTI E’ UNA MAZZATA TERRIBILE, SENZA PRECEDENTI, FORTEMENTE PENALIZZANTE PER LE DONNE. NON SI PUO’ IMPROVVISAMENTE ALZARE DA 60 A 66 ANNI LA PENSIONE DI VECCHIAIA IN SOLI 6 ANNI. L’AUMENTO DAL 2012 DI 2 ANNI (DA 6O A 62) E’ SOLO APPARENTE E COMUNQUE MOLTO SUPERIORE AL RITOCCO SULL’ANZIANITA’ (AUMENTATO SOLO DI 1 MESE). NON CREDO CHE LA CAMUSSI VOGLIA DIFENDERE SOLO LE ANZIANITA’ DI 40 ANNI DI SERVIZIO A DANNO DELLA VECCHIAIA. SONO NATA NEL ‘52 (DOVREMMO ESSERE CIRCA 60.000) E SOLO APPARENTEMENTE LA PENSIONE VIENE SPOSTATA DI 2 ANNI, NEL MIO CASO DEVO ASPETTARE SINI ALLA FINE DEL 2015, ADDIRITTURA 4 ANNI,PER DI PIU’ SENZA LAVORO O ALTRA FONTE DI REDDITO. PER QUESTE SITUAZIONI DOVRANNO ESSERE CONSIDERATE, ALTRIMENTI DEVONO SPIEGARE COME SI FA A VIVERE.
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