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Più chiaro di così non poteva essere. Il commissario agli affari economici Olli Rehn questa mattina ha dichiarato: “Se la mossa della Gran Bretagna voleva evitare che la City e i suoi servizi finanziari non venissero regolati, questo non succederà perché abbiamo imparato la lezione della crisi e la applicheremo anche al settore finanziario… in più non è riuscita nemmeno ad evitare la maggiore sorveglianza sui bilanci perché è già dentro il Six pack, ovvero quella serie di regole che entrano in vigore domani e che rafforzano la sorveglianza sui conti con sanzioni automatiche per chi sfora i vincoli”.
Insomma, l’atteggiamento di chiusura di David Cameron esploso nella giornata del 9 dicembre quando l’accordo per la riforma dei trattati Ue ha visto tutti d’accordo fatta eccezione per l’Inghilterra proprio non è piaciuto. Né a Olli Rehn, né tantomeno a Nicolas Sarkozy, il presidente francese che nutre da sempre una pruriginosa antipatia nei confronti del collega britannico, esplosa nelle mancate strette di mano a Bruxelles e in una spaccatura ormai insanabile, come lo stesso Sarkozy spiega in un’intervista uscita poche ore fa sul sito del quotidiano francese Le Monde.
Cameron ha detto “no” alla riforma della Ue, “no” alla cessione di una parte della sovranità nazionale inglese per un controllo centralizzato dei bilanci a livello europeo come previsto nei Six Pack. “È chiaro che ci sono due Europe” afferma Sarkozy. “Una che vede dei vantaggi dalla solidarietà e dalle regole tra gli stati membri, l’altra che si attacca alla sola logica del mercato unico”. Anche se poi aggiunge: “Noi abbiamo bisogno della Gran Bretagna”. Una contraddizione? “No, sono vere entrambe le affermazioni” commenta Mario Deaglio, economista dell’Università di Torino. “L’Europa senza la Gran Bretagna è priva di una componente essenziale. Ma anche la Gran Bretagna senza l’Europa non avrebbe vita facile”
Le parole di Olli Rehn sono importanti. Non sarà che Cameron non vuole cedere la sovranità per non avere intromissioni sul business principale del suo paese, ovvero la finanza?
Certo, l’Inghilterra è il principale centro finanziario globale. E non ha intenzione di cedere anche per questo motivo. Negli anni gli inglesi hanno puntato tutto su finanza e hi-tech, hanno i grandi marchi British Airways e Vodafone, ma nella manifattura hanno poco o niente.
E quanto pesa l’industria finanziaria?
Sono stime, ma si parla di 2 milioni di lavoratori, tra i 300 mila del sistema bancario e gli altri che lavorano negli uffici studi ma soprattutto nelle società finanziarie che sono delle vere e proprie “sartorie” in grado di confezionare su misura fondi e altri prodotti in base alle esigenze dei singoli investitori. Per questo l’idea di essere rinchiusi in un mondo di regole europee non piace.
In un certo senso l’Inghilterra può diventare una nuova Svizzera…
Sì, è un po’ una candidatura, e in parte già lo è.
E allora perché Sarkozy nella sua intervista a Le Monde dice che “non si può stare senza Inghilterra”?
Perché in vario modo l’economia inglese e il sistema legislativo anglosassone sono sempre stati dei modelli, e lo sono tutt’ora. E soprattutto l’Inghilterra è l’unico vero contraltare alla potenza tedesca e questo anche Sarkozy lo sa bene.
- Lunedì 12 Dicembre 2011

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Il 13 Dicembre 2011 alle 9:16 Economia e Finanza : Crisi Ue, Cameron vuole proteggere l’industria della finanza – L’INTERVISTA ha scritto:
[...] Economia Pubblicato: 13 dicembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Economia e Finanza [...]
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